Cresce il numero dei ‘foreign fighters’: un rapporto pubblicato da ‘The Soufan Group’ lancia l’allarme

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Il numero dei ‘foreign fighters’ è in continuo aumento, tanto da costituire una vera e propria ‘legione straniera’ di guerriglieri che potrebbero entrare in azione anche in Europa da un momento all’altro. L’allarme lanciato da ‘The Soufan Group’, un’agenzia privata di intelligence statunitense, pone nuovamente l’accento su di un fenomeno che, nel corso dei prossimi mesi, potrebbe assumere proporzioni preoccupanti. Stando infatti ad alcune cifre contenute in un rapporto pubblicato di recente, le fila dei combattenti di Paesi stranieri che scelgono di abbracciare la causa dell’ISIS, specialmente in ‘conflitti non convenzionali’ come quelli in Siria e Iraq, sarebbe aumentato vertiginosamente e riguarderebbe soprattutto cittadini di nazionalità tunisina, britannica e francese.

Da alcuni anni ‘The Soufan Group’, fondato dall’ex agente dell’FBI di origini libanesi Ali Soufan, è considerato uno dei punti di riferimento nel campo dell’intelligence oltre che del supporto alla sicurezza di governi e società multinazionali. Anche per questo motivo, la pubblicazione di un rapporto da parte dell’agenzia privata a proposito dei cosiddetti ‘foreign fighters’ è destinato a far discutere. I dati presi in considerazione dallo studio riguardano l’ultimo anno e mezzo e spiegano che, da giugno 2014 ad oggi, il numero di ‘combattenti stranieri’ è praticamente raddoppiato, con tassi di crescita di quasi il +300% di adesioni nel caso della Russia e diversi Paesi asiatici. Cifre che, a quasi un mese di distanza dagli attentati terroristici che hanno sconvolto Parigi lo scorso 13 novembre, hanno contribuito a rinfocolare lo spinoso tema della sicurezza interna di alcuni Paesi europei, oltre che quello dei controlli sugli spostamenti sospetti di individui legati all’islamismo estremo verso il Medio Oriente.

Leggendo il documento redatto da ‘The Soufan Group’ si scopre, ad esempio, che tra Iraq e Siria si trovano al momento quasi 31mila ‘foreign fighters’, contro i circa 18mila indicati a giugno 2014. Se le stime fossero confermate, i responsabili della sicurezza degli Stati da cui questi miliziani provengono dovrebbero porsi due questioni: la prima riguarda la spesso sottovalutata capacità da parte dei reclutatori dell’ISIS di fare presa su cittadini solo all’apparenza lontani dalla causa della Jihad islamica; la seconda, invece, concerne la possibilità che molti di questi ‘fighters’ potrebbero rientrare nei propri Paesi e attivare delle cellule terroristiche rimaste sino ad ora silenti. Ad esempio, sarebbero 1700 i francesi che hanno aderito alla ‘Guerra Santa’ proclamata dal sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi; in totale, gli europei in Medio Oriente sarebbero circa 5mila, tra i quali molti di nazionalità britannica e tedesca.

‘Stiamo parlando oramai di un fenomeno mondiale e in costante crescita -si legge nel lungo rapporto- nonostante gli sforzi compiuti per impedire l’affluenza di militanti stranieri nelle fila dello Stato Islamico’. Scomponendo il dato per singoli Paesi, si nota inoltre che è la Tunisia a fornire il maggior numero di combattenti (7mila), seguita a ruota da Arabia Saudita e Giordania mentre, in Europa, oltre al citato caso della Francia, preoccupa l’elevato numero di cittadini turchi sedotti dalla sanguinaria causa di Daesh.

Il Team di BreakNotizie