Cosa si cela dietro la “guerra” al contante?

Cosa si cela dietro la “guerra” al contante?

- in Economia
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Da qualche anno a questa parte stiamo assistendo a una politica ben precisa che viene seguita da banche e governi: limitare il più possibile la circolazione e l’utilizzo del denaro contante. Le ragioni che spingono le banche e i governi verso tale direzione sono, però, differenti; le prime puntano a limitare al minimo il contante con l’obiettivo di incrementare le commissioni relative all’uso e alla circolazione del denaro elettronico e ridurre – e possibilmente eliminare – il rischio del cosiddetto “bank run“, ovvero la fuga del contante dai conti correnti con relativa chiusura di quest’ultimi.

I governi, invece, perseguono questo obiettivo con altre motivazioni e a spingere verso tale soluzione sono soprattutto i governi degli Stati più indebitati (non è un caso, infatti, che in Italia la “guerra” al denaro contante faccia numerosi proseliti). Eliminando il contante o riducendone il suo utilizzo, si costringono i cittadini a “investire” e “spendere” principalmente attraverso il canale bancario, andando così a creare in maniera del tutto fittizia del Pil da tassare. Rispetto al passato, chi ha un conto in banca si è accorto che non conviene più come un tempo tenere i soldi in un conto corrente, ma al contempo potendo utilizzare solo una limitata quantità di contanti, non si può far altro che tenere in banca i propri risparmi.

Le banche centrali hanno iniziato ad affidarsi ai tassi negativi sui rendimenti per quanto concerne gli investimenti a basso rischio, e poco alla volta tale politica sta coinvolgendo anche i conti correnti. Ecco dunque che per coloro che risparmiano, tenere in banca i soldi non è più fruttuoso ma, anzi, si sta trasformando in un costo che esula da quelli che sono i costi bancari. Al risparmiatore restano ben poche alternative per sottrarsi – e soprattutto sottrarre i propri soldi – a questo giogo.

Fra le opzioni – più o meno obbligate, vista la situazione – per chi risparmia ci sono gli investimenti a rischio medio, che sono in grado di garantire per lo meno tassi positivi, oppure quelli a rischio alto. Volendo percorrere altre strade, invece, non rimane che spendere tutti i soldi di cui si dispone, dando così di nuovo slancio ai consumi, oppure risparmiare al di fuori del circuito bancario, ovvero mettendo da parte i propri soldi in denaro contante, almeno finché la circolazione di quest’ultimo sarà permessa.

Il risparmio dei cittadini dei vari Paesi viene visto dai governi come un problema, poiché si tratta di denaro che non viene immesso nel sistema economico, con la conseguenza di non poter essere tassato. Esiste un modo per ribellarsi o quanto meno contrastare le azioni di banche e governi? La risposta è sì e si chiama moneta virtuale, o più precisamente “criptovaluta”; di cosa si tratta e come funziona esattamente? La moneta virtuale, come si può evincere dal nome stesso, non è fisica bensì elettronica.

Il suo vantaggio è che può essere utilizzata per le transazioni online all’esterno dei vari circuiti bancari e pertanto è al riparo dai tentativi di controllo che gli Stati stanno mettendo in atto nel corso degli ultimi anni. È bene precisare una cosa: quando si parla di sfuggire al controllo dello Stato non si fa riferimento all’evasione fiscale, ma alle tipologie di tassazione sia esplicita che implicita (come lo sono, ad esempio, i tassi negativi) che vengono applicate sui risparmi, per favorire (o sarebbe meglio dire forzare) la circolazione del danaro, purché non in forma cartacea.

 

 

Il team di BreakNotizie

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