Cosa intendiamo per valori, termine di fa un grande uso e abuso…

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A questo punto però forse sarebbe buona cosa accordarsi – o disaccordarsi, ma limpidamente – su cosa s’intende per «i nostri valori», visto che di questa formula si sta facendo un grande uso, lasciandola nel vago, per non sbagliare.

Lo dico non solo perché sto sentendo queste tre parole sulla bocca di persone con cui gli unici valori che sento di condividere sono le monete che abbiamo in tasca, ma soprattutto perché negli ultimi anni non mi pare siamo stati tutti così d’accordo nel mantenere saldi quei principi che oggi vengono branditi come nostro comune e indiscusso patrimonio: il relativismo, il pluralismo, la laicità, la tolleranza, il concetto difficile secondo cui non esiste la ragione ma esistono le ragioni, quello meno complesso eppure altrettanto poco arato secondo il quale Dio, se c’è, non parteggia mai per nessuna delle fazioni umane, né per alcuna delle loro teorie politiche, religiose o morali.

Quest’ultimo principio, in particolare, mi pare fondamentale: uno dei miei docenti di filosofia, all’università, lo chiamava sganciamento dall’ontologia e ci spiegava che è tutt’altro che nuovo: già nel Medioevo qualcuno provò timidamente ad abbozzarlo, nell’Illuminismo esplose e fu nell’esistenzialismo che arrivò a compimento.

In fondo la democrazia nasce così: dall’idea che non esistendo un giusto e un buono agganciato a un dio o a una religione, ci si deve accontentare del più o meno giusto e del più o meno buono secondo la maggioranza fallibile degli umani.

È il relativismo, appunto.

Che, se intimamente e profondamente accettato, ha come conseguenza tutto il resto: la piena e illimitata libertà d’espressione (dato che non c’è più alcun oggetto ontologico da preservare); l’accettazione della legittimità di ogni opinione altrui; il principio che le idee ritenute cattive si combattono solo con altre idee ritenute migliori. E ancora: lo sforzo continuo di apertura mentale, la contaminazione, il confronto, la critica continua anche verso le proprie certezze e la tensione interiore verso il superamento delle stesse.

E così via.

Questo intendo io, almeno, per “i nostri valori”.

Non sono sicurissimo che Salvini, Sallusti o Magdi Allam intendano esattamente la stessa cosa.

di Alessandro Gilioli

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https://luciogiordano.wordpress.com/2015/01/10/cosa-intendiamo-per-valori-termine-di-cui-si-fa-un-grande-uso-e-abuso/