Cooperare per un mondo migliore, questa è l’unica soluzione!

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Una nuova Guerra Fredda? Probabilmente è questa una delle domande ricorrenti tra analisti, politologi e mass media, alla luce dei rapporti sempre più tesi tra Russia, alcune sacche radicali in Medio Oriente e il blocco occidentale UE-Stati Uniti.

La possibile soluzione pacifica di un fronte caldo, quello dell’accordo fra Occidente e Iran sul programma di arricchimento dell’uranio nella Repubblica islamica, non sembra aver però pacificato gli animi. La Russia, tra i mediatori principali assieme all’entourage di Lady Pesc Federica Mogherini, torna a parlare di un vecchio pomo della discordia: lo scudo internazionale di difesa anti missile. Il presidente Vladimir Putin, sicuro che il trattato Washington-Teheran possa essere fondamentale in un’ottica di maggior cooperazione tra il governo Ahmadinejad e l’Occidente, avverte però che con la cessazione (a suo dire) della minaccia nucleare iraniana l’intero progetto dello Scudo anti missile dovrebbe subire una battuta d’arresto.

Secondo il governo Putin, infatti, il sistema di difesa anti missile non avrebbe mai avuto come obiettivo principale l’Iran, bensì proprio la Russia. L’organizzazione internazionale comunque non arretra, rimarcando tramite il proprio portavoce Oana Lungescu come il trattato con Teheran non alteri la minaccia dovuta alla proliferazione di missili balistici. Il progetto prevede una vera e propria rete di radar, postazioni e navi da guerra armate di speciali missili teleguidati, in grado di intercettare diversi tipi di testate soprattutto a medio e corto raggio. Le postazioni sono attualmente dislocate in alcuni Paesi europei come Romania, Polonia (tra i primi Stati a offrire piena collaborazione al progetto) ma anche Spagna, Portogallo e più recentemente la Danimarca, la quale ha messo a disposizione una propria fregata armata di missili intercettori Standard 3.

Proprio la Danimarca è stata oggetto di minacce piuttosto esplicite da parte del Cremlino, che attraverso l’ambasciatore russo in Danimarca Mikhail Vanin ha ventilato addirittura l’ipotesi di futuri attacchi nucleari sulle navi da guerra danesi, se il Paese scandinavo dovesse rafforzare la collaborazione con il progetto Nato. Il ministro degli esteri danese Martin Lidegaard ha risposto per le rime alle minacce di Vanin, stigmatizzando il tutto come oltre il limite dell’accettabile. Da parte dell’Occidente c’è comunque un cauto ottimismo, anche alla luce dei sondaggi da parte di altri due Stati chiave come Turchia e Ucraina, per una serie di valutazioni legate proprio a una loro eventuale partecipazione allo Scudo antimissile. Dal Dipartimento di Stato americano erano arrivati però alcuni inviti alla cautela, poichè le postazioni anti missile potrebbero essere installate soltanto sul territorio di Paesi aderenti alla Nato.

È chiaro comunque che avere la potenziale disponibilità di due zone strategicamente così cruciali potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione e la validità del progetto. Putin non rimane comunque a guardare, e già dall’anno scorso aveva iniziato lo schieramento di missili modello Iskander, mentre tra pochi giorni la marina Russa metterà sul campo uno speciale ricognitore, all’avanguardia per quel che riguarda il monitoraggio e la guerra elettronica. La speranza, attualmente fondata, è che l’accordo raggiunto con un governo considerato tradizionalmente più ostico, come quello iraniano, possa fungere da apripista anche per una successiva distensione anche nei rapporti tra Russia e blocco occidentale.

Il team di BreakNotizie

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