Continuano le proteste di piazza in Tunisia: il Governo impone il coprifuoco e punta il dito contro l’ISIS

Continuano le proteste di piazza in Tunisia: il Governo impone il coprifuoco e punta il dito contro l’ISIS

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In Tunisia si allarga a macchia d’olio l’imponente ondata di protesta che, negli ultimi giorni, è esplosa nel Paese nordafricano a seguito della morte del 28enne Ridha Yahyaoui, avvenuta lo scorso 17 gennaio. Le manifestazioni hanno prima interessato la cittadina di Kasserine e poi tutti gli altri principali centri, fino ad arrivare alla capitale Tunisi. A seguito di alcuni scontri che hanno portato anche al linciaggio di un agente delle forze speciali a Feriana, il governo del primo ministro Habib Essid ha imposto misure drastiche quali il coprifuoco al fine di riportare immediatamente la situazione alla normalità ed evitare la possibile infiltrazione di militanti dell’ISIS.

Migliori condizioni di vita, riaffermazione del diritto al lavoro, lotta alla disoccupazione, oltre che la richiesta di giustizia per la morte del giovane insegnante Ridha Yahyaoui nel corso di una dimostrazione: è questo quanto chiedono da alcuni giorni migliaia di tunisini al Presidente della Repubblica Beji Caid Essebsi. L’imponente sollevazione popolare non ha certo nulla a che fare con l’oramai famosa “Rivoluzione dei Gelsomini” che, tra il 2010 e il 2011, aveva portato alla caduta del vecchio regime. Tuttavia, quella che all’inizio sembrava una protesta limitata al focolaio di Kasserine, in breve ha coinvolto non solo le periferie della Tunisia ma anche altri centri quali Sousse, Kairouane, Thala fino ad arrivare nella capitale, dove si sono registrati gli scontri più violenti. A Kram, uno dei quartieri più popolosi di Tunisi, una folla inferocita ha infatti dato fuoco a dei cassonetti della spazzatura prima dell’intervento della polizia, costretta a usare i lacrimogeni.

A questi primi tafferugli sono seguite poi due notti di saccheggi e devastazioni nell’agglomerato urbano di Ettadhamen-Mnihla e che hanno indotto Essid a proclamare il coprifuoco notturno in tutto il Paese. A rinfocolare l’ira di coloro che sono scesi in piazza è stata anche l’incauta promessa del governo, successivamente smentita, di dare il via a un maxi-piano che avrebbe previsto circa 6mila assunzioni. Quella che è stata già ribattezzata la “Rivolta dei disoccupati” ha comunque cominciato a preoccupare il Ministero dell’Interno: il coprifuoco imposto dalle ore 20 alle 5 del mattino potrebbe essere solo la prima misura per riportare la calma in Tunisia. Il Parlamento, dal canto suo, si è già riunito in seduta plenaria per varare dei provvedimenti straordinari in tema di sicurezza e welfare anche se i leader della protesta hanno mostrato un certo scetticismo nei confronti di quella che, ai loro occhi, appare solo come una misura tardiva e puramente di facciata.

Intanto, il presidio costante delle forze di polizia pare aver placato, nelle ultime ore, gli atti vandalici perpetrati nel cuore della notte: pur facendo un netto distinguo tra i semplici facinorosi e coloro che invece rivendicano maggiori diritti sociali, la politica tunisina si interroga ora sulla possibilità che la rivolta possa essere anche fomentata da agenti jihadisti e che le infiltrazioni di militanti dell’ISIS mirino a sobillare la tensione latente nel Paese. “L’ISIS è al momento in Libia e attende l’occasione propizia per destabilizzare la Tunisia” ha spiegato, nel corso di un discorso televisivo alla nazione, il presidente Essebsi. Il Capo dello Stato ha inoltre puntato il dito contro il sedicente califfato islamico, mettendo anche in guardia i manifestanti dalle strumentalizzazioni a cui potrebbero essere soggette le loro rivendicazioni da parte di alcuni terroristi affiliati a Daesh.

 

Il team di BreakNotizie

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