Come sono i papà di oggi? I cinque tipi di padri secondo gli psicologi

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Materno, compagno, rivale, suo malgrado e assente: secondo gli esperti sono queste le varie tipologie di papà che si trovano nella nostra società. Come si deve comportare una mamma? I consigli.

Materno o rivale? Compagno o assente? O magari, addirittura, padre suo malgrado? Sono questi, secondo gli psicologi, i cinque principali profili-tipo dei papà del XXI secolo.

Una volta crollata la figura del pater familias, dell’autoritario patriarca padre-padrone che ha dominato la scena per secoli, ormai, secondo gli esperti, l’uomo – in una società che non gli richiede più di rispettare canoni ben definiti – non ha più un modo unico di esercitare la propria paternità ma si barcamena cercando di fare ciò che il suo istinto gli suggerisce. Con risultati che, a volte, non sono proprio brillanti.

Ma ecco quali sono le caratteristiche dei papà d’oggi secondo psichiatri, psicanalisti e psicoterapeuti interpellati dalla rivista francese “Femme Actuelle”.

Il padre materno

“Dietro un papà che si mostra materno con il proprio bimbo, che gli cambia il pannolino, che gli prepara il biberon, che gli fa il bagnetto, ci sono uomini diversi”, spiega Éric Trappeniers, psicoterapeuta familiare e direttore dell’Istituto di studi della famiglia di Tolosa. C’è, anzitutto, l’uomo che semplicemente desidera essere vicino al proprio bebè, e ciò crea con la compagna una situazione armoniosa e benefica per la crescita del bambino. “Ma, a volte – avverte l’esperto – questa ‘maternità paterna’ nasconde una rivalità: l’uomo assume questo ruolo per sminuire quello della compagna, affermando implicitamente che lei non è in grado di fare la madre. Oppure può essere la donna stessa a imporla al compagno, senza tener conto delle sue aspirazioni, in virtù di una proclamata parità. E in entrambi i casi il bambino viene strumentalizzato per i propri scopi”.

Il consiglio. Quando l’attitudine materna del padre è fonte di tensioni nella coppia, suggerisce Trappeniers, “è essenziale lavorare sul legame coniugale, piuttosto che prendere il figlio in ostaggio”.

Il padre compagno

Si posiziona sullo stesso gradino del figlio nella scala generazionale, e ha con lui una grande vicinanza: condivide gli stessi interessi, gli stessi giochi, perfino lo stesso modo di vestire. Ed è quindi l’esatto opposto del padre autoritario e tirannico d’altri tempi. “Certamente – spiega lo psicanalista Patrick Avrane, autore del libro ‘I padri ingombranti’ – il figlio apprezza la complicità e si sente valorizzato. Ma al tempo stesso può vedere il genitore come troppo invasivo, incapace di stare a distanza. E la madre può essere completamente esclusa da questo tipo di rapporto.

Il padre rifiuta poi di esercitare la propria autorità e delega questo compito ingrato alla compagna”. Arrivando a estremi di squilibrio in cui il padre, ad esempio, invita il figlio a giocare con lui invece di fare i compiti.

Il consiglio. Per fare in modo che il compagno non si fermi alla parte piacevole della paternità, suggerisce lo psicanalista, la madre deve pretendere che anche lui partecipi alle decisioni educative importanti, obbligandolo a prendersi le proprie responsabilità.

Il padre rivale

Per alcuni, il figlio è un rivale che toglie loro l’amore della compagna quando il bambino è piccolo. “E quando cresce – sottolinea lo psicoterapeuta Bruno Décoret – la rivalità si può spostare sul terreno della seduzione, soprattutto se il figlio è un maschio.

Questo comportamento generalmente è provocato da una mancanza di autostima nell’uomo, dalla paura che la propria virilità sparisca nella paternità facendolo diventare non più maschio ma solo genitore”. Così, però, senza una figura maschile rassicurante, il figlio tenderà a legarsi ancora di più alla madre, rinfocolando la gelosia del padre nei suoi riguardi.

Il consiglio. La donna può tentare di rimediare rassicurando il compagno sul fatto che la sua virilità e la sua capacità di seduzione non sono stati intaccati dalla paternità, suggerisce Décoret. “Ma ovviamente – sottolinea – per poterlo fare la donna deve essere capace di resistere al desiderio, spesso non cosciente, di mantenere la rivalità, che la fa sentire al centro del mondo”.

Il padre suo malgrado

Alcuni uomini diventano padri senza volerlo, semplicemente perché una donna con la quale hanno una relazione resta incinta, in modo più o meno volontario. “Ma il fatto che partano male – spiega la psicanalista Spohie Marinopoulos – non significa che questi ‘padri loro malgrado’ non diventino poi bravi papà. Dopo lo choc dell’annuncio, alcuni possono avviare un processo di riflessione, mettendo da parte l’idea di essere stati ingannati e interrogandosi sulla loro parte di responsabilità, arrivando, anche se lentamente all’accettazione del bambino, il più delle volte dopo la nascita quando hanno occasione di tenerlo in braccio. Altri, invece, si rifugiano dietro un rifiuto categorico, e vedranno sempre il bambino non come loro figlio ma come un’entità astratta.

Il consiglio. La donna può solo cercare di non peggiorare la situazione con il bambino distruggendo anche nella sua psiche la figura del padre. Per cui invece di dire “non ti ha voluto”, è meglio scegliere le parole e spiegare che “credeva di non essere in grado di fare il padre”.

Il padre assente

Certi padri sono assenti a causa del lavoro, oppure perché non vivono più con i figli dopo un divorzio. “Ma è un’assenza fisica – spiega lo psicologo Daniel Coum, direttore dell’associazione genitoriale Parentel – che non comporta automaticamente una sensazione di mancanza nel bambino, il quale può benissimo pensare al padre anche quando non c’è e costruirne una rappresentazione interiore, in modo che sia psicologicamente presente”. Ci sono però alcuni contesti che possono impedire questa “mentalizzazione”: ad esempio una lunga assenza del padre può minacciare il rapporto con un bambino di meno di due anni, il quale non ha ancora la capacità psicologica e di astrazione necessarie per evocare mentalmente il genitore.

E anche se la madre è costantemente critica nei confronti del padre, il bambino, per fedeltà nei suoi confronti, può abbandonare il rapporto con il papà. “E una madre ostile e un figlio riluttante – prosegue lo specialista – possono scoraggiare un padre dal continuare a fare lo sforzo di mantenere vivo il rapporto”.

Il consiglio. “Una donna – dice Coum – ha tutto il diritto di soffrire per l’assenza del compagno, di risentirsi, di essere in collera. Ma il figlio non può essere il suo ‘confidente’: il bambino ha bisogno che l’immagine del padre resti credibile”.