Cina ed inquinamento, 2.500 aziende chiuse a Pechino

Cina ed inquinamento, 2.500 aziende chiuse a Pechino

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Che la Cina sia uno dei paesi più inquinati del mondo ormai è risaputo. Polveri sottili, smog, e altri materiali non meglio identificati, frutti di una industrializzazione selvaggia e priva di regole, ha ridotto i cieli delle zone economicamente più importanti della Cina ad uno strato grigio e nero. La Cina ammette la concentrazione di Pm 2,5 nell’aria fino a 35μg per metro cubo, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità fissa la soglia “preoccupante” a 20μg per metro cubo.


I giorni di chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro, disposti dal governo per l’eccessivo inquinamento, non sono serviti a molto: la cappa di polveri sottili, unita allo smog del traffico, cala ancora una volta sui cittadini della capitale cinese, preoccupando ed angosciando.
L’agenzia di stampa Xinhua ha sostenuto che il governo ha deciso di chiudere, entro la fine dell’anno, almeno 2500 aziende che sono giudicate particolarmente pericolose per il grado di inquinamento dell’aria prodotto.
Un’iniziativa lodevole, ma che arriva troppo in ritardo e potrebbe non bastare per contrastare la cappa malata che ormai soffoca Pechino e molte altre città industrializzate cinesi.

La situazione del gigante asiatico è preoccupante da diverse decine di anni, ed i provvedimenti dell’ultimo minuto potrebbero non salvare da un destino di malattie e morti precoci gli abitanti delle città. E così, mentre il grigio delle polveri sottili cala sulle case e sulle aziende e le mascherine non bastano più, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per manifestare contro questa situazione intollerabile.
Nel frattempo, i medici fanno l’unica cosa che è in loro potere: sconsigliare ai cittadini di Pechino e delle altre città inquinate di uscire, limitando le commissioni al minimo indipensabile.
Già a dicembre si sono contati due allarmi rossi per la situazione dell’aria, mentre durante i primi giorni di gennaio dell’anno nuovo la cappa grigiastra si è accumulata soprattutto sulla regione di Hebei e Tianjin.
Insomma, l’unica città della Cina in una situazione peggiore rispetto a Pechino sembra essere Linfen, che secondo le stime è la città più inquinata del mondo.

Non tutti i cittadini e gli esperti sono convinti che servirà a qualcosa chiudere 2.500 fabbriche, quando solo nel 2015 la concentrazione di Pm 2,5 nell’aria a Pechino era di ben 80,6 microgrammi per ogni metro cubo, cioé più di quattro volte il limite imposto dall’OMS.
Limitare l’industria del carbone e chiudere i battenti delle fabbriche più inquinanti non sembra sia servito a cambiare una situazione che, anno dopo anno, assume risvolti sempre più drammatici.
Nel frattempo si avvicina sempre di più il 2030, anno entro il quale la qualità dell’aria in Cina dovrebbe raggiungere dei livelli almeno accettabili.
Se questa tragica sfida verrà vinta o meno dal governo, lo si potrà dire solamente allora.

 

Il team di BreakNotizie

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