Chi era Bernardo Caprotti, padre di Esselunga

Chi era Bernardo Caprotti, padre di Esselunga

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Il 30 settembre uno dei giganti dell’economia italiana e internazionale ci ha lasciato: Bernardo Caprotti è spirato all’età di 90 anni dopo una breve malattia. L’uomo a cui praticamente si deve l’avvento del concetto di “grande distribuzione” nel nostro paese, grazie alla intuizione di Esselunga, lascia una pesante e importante eredità. Sicuramente il fondatore di Esselunga verrà ricordato come figura controversa: capace di dare vita ad uno straordinario percorso imprenditoriale e mosso da una grande passione e culto del lavoro, verrà ricordato anche per le intransigenti posizioni prese nel corso degli anni contro i sindacati e le dure battaglie legali con i figli avuti dal primo matrimonio, a cui dopo aver affidato la gestione della sua creatura fece causa, riprendendo in mano le redini dell’azienda quasi fino alla morte.

Per capire la grandezza di quanto realizzato da questo imprenditore, basti pensare che oggi fornisce lavoro a poco meno di venticinquemila persone e ha 150 punti vendita. Da capogiro sono i numeri del fatturato, che ammontano annualmente ad ormai 7 miliardi di euro. Il suo modello di sviluppo aziendale è stato studiato in praticamente tutti i corsi di marketing e la sua idea di avere pochi punti vendita rispetto alla concorrenza, ma tutti di grandi dimensioni, si è rivelata vincente. Secondo i critici il motivo del successo di questo imprenditore è legato anche ai suoi atteggiamenti anti-sindacali. Ma chi era Bernardo Caprotti?

Meneghino, nacque il 7 ottobre del 1925 e si può dire che avesse l’imprenditoria nel sangue, visto che la sua famiglia era impegnata nel tessile. A 32 anni diede vita alla “Supermarket Italiani SPA” e così vide la luce quello che è passato alla storia come il primo supermercato sul territorio italiano. All’inizio dell’avventura era in società con alcuni familiari e con un esponente della famiglia Rockefeller. Il logo che poi sarà quello di Esselunga venne affidato a Max Huber, grafico elvetico che mai si sarebbe immaginato di fare la storia.
Dopo l’esordio a Milano arrivarono altre aperture a Firenze e Caprotti, insieme ai suoi compagni di avventura, fu colui che portò la grande distribuzione in Italia, facendone un simbolo della rinascita economica dopo la guerra. Nel corso degli anni ’60 i soci stranieri si ritirarono e Caprotti accentrò la totalità delle quote sotto il proprio controllo, diventano deus ex machina della sua creatura.

Le frizioni familiari sono state una costante nella parabola dell’imprenditore milanese. Nel 2002, quattro anni dopo aver lasciato le redini della società ai figli avuti dal primo matrimonio e dopo anni di frizioni relative a come guidare Esselunga, Caprotti riprese il controllo totale dell’azienda e iniziò una lunga battaglia legale contro i figli, che non accettarono l’estromissione. Nel 2007 fece scandalo il suo pamphlet contro le Coop, dal titolo “Falce e Carrello”. Questo testo, in cui affermava di non essere mai riuscito ad espandersi nel centro Italia a causa dell’opposizione occulta di Coop e amministrazioni locali, fu un doppio caso, editoriale e giudiziario.

Ultimamente stava seriamente valutando la possibilità di vendere il gruppo ad acquirenti stranieri: ora, dopo la sua morte, il futuro è tutto da decifrare.

 

 

 

Il team di BreakNotizie

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