CETA, è in vigore il criticato accordo UE-Canada: le conseguenze per il settore agroalimentare italiano

CETA, è in vigore il criticato accordo UE-Canada: le conseguenze per il settore agroalimentare italiano

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Dopo l’entrata in vigore sta già facendo discutere il CETA, il trattato di libero scambio siglato di recente tra Unione Europea e Canada che rischia di penalizzare pesantemente il Made in Italy

Entrato in vigore il 21 settembre dopo ben cinque anni di negoziati (2009-2014) e altri tre che hanno portato al varo di un testo votato dal Parlamento Europeo lo scorso 15 febbraio, il CETA è già al centro di diverse critiche. Il “Comprehensive Economic and Trade Agreement”, ovvero un trattato di libero scambio a livello globale tra il Canada e l’Unione Europea, presenta infatti dei punti controversi e penalizza stati come l’Italia che puntano sull’esportazione di prodotti di qualità, mettendo anche a rischio gli standard in materia di rispetto dell’ambiente e della salute in cui il nostro Paese eccelle. Inoltre, a detta di alcuni esperti, il CETA colpisce particolarmente il Belpaese a causa dell’eliminazione dei dazi, tanto che qualcuno non ha esitato a parlare di un accordo che in futuro danneggerà il Made in Italy.

LA PREOCCUPAZIONE DI COLDIRETTI E LEGAMBIENTE – Insomma, il mondo delle associazioni di categoria è in fibrillazione e anche Legambiente ha fatto notare le storture di un accordo che metterebbe a dura prova il comparto agroalimentare. A preoccupare è uno dei passaggi “incriminati” del CETA, vale a dire quello in cui si riconoscono solamente 40 prodotti nostrani (su un totale di 290) che possono vantare i marchi DOP e IGP: una beffa per un Paese conosciuto per le sue eccellenze e che adesso dovrà fronteggiare la concorrenza di prodotti che in Canada sono realizzati utilizzando sostanze al bando alle nostre latitudini. Un paradosso dal punto di vista sanitario che Slow Food e Federconsumatori hanno già rimarcato, mentre Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti, ha parlato delle conseguenze del CETA su un’agricoltura che in Italia è in fase di deflazione: “L’accordo non penalizza solo il nostro Paese ma tutta l’Unione precisa, aggiungendo che “avvantaggerà però l’economia canadese, senza contare il fatto che Oltreoceano si potranno commercializzare ora cibi con nomi italiani come se fossero originari del territorio nordamericano”.

IL SOSPETTO DI ACCORDI POLITICI – Non solo il mancato riconoscimento dei marchi italiani è alla base delle critiche al CETA dato che Federconsumatori pone l’accento anche sui rischi per la salute: ad esempio, il grano coltivato in Canada è trattato col glifosato, un erbicida vietato nel nostro Paese, mentre non esistono standard comuni sul riconoscimento della pericolosità di sostanze antiparassitarie bandite nel Vecchio Continente. Ma come si è giunti alla stipula di un trattato penalizzante per i partner europei? L’opinione di alcune voci fuori dal coro è che dietro vi siano degli accordi favorevoli a livello politico per l’Unione e che hanno portato il Parlamento di Strasburgo ad accettare delle condizioni-capestro in ambito commerciale: “Il rischio -conclude Lorenzo Bazzana- è che il CETA diventi una sorta di apripista per altri trattati simili che favoriscano le triangolazioni con stati terzi, in modo da destinare alle tavole europee dei prodotti che altrimenti non potrebbero arrivare, come nel caso di quelli degli Stati Uniti, sottoposti a una severa regolamentazione”.

L’EXPORT E LE SANZIONI ALLA RUSSIA – Ora che il CETA è entrato in vigore, si attende di conoscere le conseguenze per il settore agroalimentare, già provato dall’impossibilità di esportare in Russia: le sanzioni comminate dalla UE impediscono ai produttori nostrani di sfruttare un mercato redditizio, dato che è noto l’apprezzamento dei consumatori russi per il Made in Italy. Dunque, se da una parte i campioni della libertà parlano di globalizzazione e “abbattimento delle frontiere”, dall’altra si impongono dazi e limitazioni che gravano su alcuni stati: in questo senso, la linea del nostro Governo (favorevole alle sanzioni) non convincee rischia di minare anche le future scelte commerciali. Perché l’economia italiana deve pagare il prezzo di politiche dettate dall’alto e accettare accordi al ribasso come quello del CETA?

Il Team di Breaknotizie

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