C’è la Russia, e non l’ISIS, in cima alle preoccupazioni dei Paesi occidentali

C’è la Russia, e non l’ISIS, in cima alle preoccupazioni dei Paesi occidentali

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Sebbene il sanguinario Stato Islamico sia un problema a livello mondiale, quello che appare dai giornali e dai media è che per i Paesi europei e gli Stati Uniti d’America il massimo livello di attenzione è concentrato più sull’intervento russo in Siria che sulle truppe di ISIS in perenne avanzata.

Secondo quanto riportato dai giornali nazionali, infatti, l’Italia sarebbe tentennante sulla partecipazione ai raid contro i terroristi, e sarebbe particolarmente critica nei confronti della Russia perché nel corso delle sue operazioni militari colpirebbe anche i ribelli più moderati, come le truppe di Al Qaeda sparse nei Paesi mediorientali.

Ma se l’attacco delle truppe inviate da Putin non è visto di buon occhio dai Paesi dell’Unione Europea, ci sono molti stati che organizzano manifestazioni di sostegno alla Russia per il suo impegno in Siria: una di queste è l’Ungheria, che ha espresso solidarietà alle truppe russe proprio nei giorni scorsi scendendo in piazza in diverse città.

Per approfondire la questione, il magazine Sputnik ha intervistato un attivista italiano residente in Ungheria e che ha partecipato alla manifestazione, Omar Minniti, il quale ha raccontato di come la mobilitazione sia stata promossa dal Miksz, un’organizzazione giovanile locale con orientamento politico a sinistra, e della grande partecipazione locale, ma non solo.
A sfilare per sostenere l’intervento russo in Medio Oriente, infatti, non sono stati soltanto gli ungheresi, ma anche tanti stranieri immigrati in Ungheria, tra i quali molti siriani, convinti della necessità dell’intervento occidentale per liberare le terre mediorientali dalle truppe di ISIS.

I siriani trapiantati da anni nei Paesi occidentali, infatti, sono per la maggior parte schierati con il Presidente Assad, la cui foto è stata spesso esposta nel corso della manifestazione, frequentemente associata alla foto di Putin, che è sceso in aiuto della Siria su richiesta del suo stesso governo.
Inoltre, continua Minniti, se per i siriani l’opposizione armata di Al Qaeda è comunque considerata terrorismo, per molti Paesi occidentali che hanno armato la rivolta si tratta di semplice opposizione al governo. Ma per gli abitanti della Siria non è così: l’opposizione ad Assad è solo quella legittima che siede in Parlamento e dialoga con il governo, non quella che reagisce con le armi alla politica del Presidente, chiedendo finanziamenti all’estero.

L’Ungheria, in particolare, è molto sensibile alla questione siriana perché nel corso dello scorso anno ha visto una massiccia immigrazione di profughi, dovuta all’invasione del loro Paese da parte di ISIS.
Di conseguenza sono gli stessi ungheresi a sostenere l’intervento russo, perché nella lotta allo stato terrorista islamico vedono la speranza di ristabilire un governo e la serenità di Damasco, necessari perché i profughi possano fare ritorno alla loro terra e alle loro case.

Infine, conclude l’attivista, si nota una grande differenza di toni nel discutere la questione anche da parte della stessa stampa: se i quotidiani italiani pongono l’accento sulla negatività dell’intervento russo in Siria, guidati dalla visione occidentale, e quindi interessata, della vicenda, in Ungheria la maggior parte dei giornali e dei quotidiani inneggia all’intervento delle truppe militari inviate da Putin in risposta alle richieste del governo di Damasco.
E questo, naturalmente, non fa che aumentare la simpatia della popolazione ungherese per l’intervento, ai loro occhi potenzialmente risolutivo per la drammatica situazione mediorientale e per la tragedia dei migranti che continuano a fuggire verso l’Europa.

Il team di BreakNotizie

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