La campagna elettorale più social (e triste) di sempre

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Manifesti e comizi non si usano più: gran parte della campagna elettorale si svolge sui social, lontana dalle persone e senza contraddittorio. Strategia comunicativa furba o solo ristrettezze economiche?

I tempi cambiano anche per la politica: sono molti i partiti che quest’anno, in occasione della campagna elettorale, hanno preferito risparmiare denaro sulla carta per volantini, cartelloni e tabelloni. Soltanto a Roma, delle oltre 700 plance elettorali la maggior parte sono rimaste spoglie, simbolo di una delle campagne elettorali più tristi di sempre, lontana dalla gente, senza adunate in piazza né grandi comizi. Gran parte dei candidati sono pressoché invisibili ed i protagonisti indiscussi sono soltanto i leader di partito che si limitano a sfidarsi “a distanza” dalle proprie pagine social e dai salotti televisivi, in odore di autoreferenzialità e a suon di promesse irrealizzabili. I manifesti tradizionali, oramai, sono stati soppiantati dai post sui social network: si tratta delle conseguenze della crisi economica o solo il volersi “adattare” alle nuove tecnologie?

I leader preferiscono tv e radio alle grandi piazze

I grandi comizi sono in pochi a volerli affrontare e nella maggior parte dei casi i leader prediligono tv e radio come canali di comunicazione ai loro potenziali elettori, dove non possono essere contraddetti. Un intervento come ospite in un salotto televisivo ormai vale per questi personaggi quanto una piazza piena di sostenitori. I bagni di folla non esistono più ma dietro tutto questo si nasconde una strategia: in un Paese in cui, a pochi giorni dal voto, ancora il 40% dei votanti è indeciso è meglio tentare di convincere milioni di telespettatori piuttosto che organizzare un incontro con un migliaio di sostenitori già sicuri.

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La lotta politica si accende in Rete

Gran parte della politica si è trasferita sulla Rete: Twitter e Facebook fungono da tribuna elettorale. I social sono un modo gratuito per raggiungere i cittadini, e se i follower non ci sono si creano grazie a degli account falsi. I social network sono saturi di programmi surreali e promesse sempre più inverosimili. Pur di guadagnarsi il maggior numero di visualizzazioni e click ognuno si ingegna a modo suo. La scorsa settimana il segretario leghista Matteo Salvini ha lanciato un’iniziativa che tanto i ricorda i giveaway delle beauty guru di Facebook: gli utenti che avrebbero messo più like nella sua pagina si sarebbero accaparrati un breve incontro con lui. Come se la campagna elettorale fosse diventata un gioco a premi.

Anche gli spot, forse per via dei budget bassi, non brillano particolarmente per creatività: l’ultimo video elettorale del Pd che vede Matteo Renzi in bicicletta più che un esempio di efficace comunicazione politica è divenuto uno spunto per numerose parodie sulla Rete. Persino i leader più “tradizionalisti” si sono adattati ai tempi: qualche anno fa Silvio Berlusconi affittò un’imponente nave da crociera per intraprendere una campagna elettorale “marinaresca” nei porti di Genova, Napoli, Catania e Venezia, mentre oggi lo stesso si serve di semplici messaggi audio su WhatsApp, alla moda dei millennial.

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Migliaia di candidati sconosciuti all’ombra dei leader

La nuova campagna elettorale ha creato degli effetti collaterali inattesi: se i leader si confermano come le prime donne della contesa, gli altri aspiranti parlamentari sono diventati praticamente invisibili. Il ritorno dei collegi uninominali era stato annunciato come un modo per riavvicinare eletti ed elettori, ma in base a recenti sondaggi il 75% degli italiani non ha la minima idea dei nomi che troverà sulla scheda elettorale.

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La stragrande maggioranza dei candidati di tutti i partiti sperimenta una sorta di sindrome di abbandono da parte dei mass media” ha spiegato la scorsa settimana Paola Binetti, deputata centrista. La politica sulla Rete ha rivoluzionato e scardinato tradizioni vecchie di un secolo, non sempre con risultati positivi. “Valutare il consenso reale risulta difficile: il paradosso è che si vedono fisicamente meno persone, mentre loro possono analizzare il tuo profilo in chiave multitasking, registrando una certa simpatia o un’indifferenza assoluta. La gente si innamora del profilo mediatico assai più che non della persona nella sua concretezza e nella sua storia politica”, ha concluso la deputata.

Pochi scontri diretti e agorafobia diffusa

La distanza fra cittadini e politica aumenta, ma aumentano le distanze anche fra avversari politici: tolta qualche eccezione, nei collegi uninominali non sono sorte grandi sfide. I leader hanno preferito evitare di misurarsi in maniera diretta e fra i pochi “scontri” degni di attenzione rimane soltanto quello fra Vittorio Sgarbi e Luigi di Maio nel collegio uninominale di Acerra. Anche in televisione si respira lo stesso clima: niente più faccia a faccia in prima serata. Fra le poche eccezioni vi è stato un dibattito molto teso fra la presidentessa della Camera Laura Boldrini e il leader della Lega Matteo Salvini nel programma Otto e Mezzo su La7.

Gli incontri pubblici vengono limitati a gruppi ristretti o comunque riservati. Ogni leader ha dato delle poche e semplici direttive ai candidati dei collegi uninominali. Renzi ha suggerito degli incontri stile “aperitivo”, con gruppi di elettori da una dozzina al massimo; Berlusconi, invece, avrebbe consigliato ai suoi di prediligere il contatto umano attraverso strette di mano vigorose agli uomini e baciamano e complimenti alle donne. Nessuno si arrischia nei grandi comizi di piazza, tirando fuori scuse come il cattivo tempo ma temendo in realtà di ritrovarsi di fronte a piazze deserte.

campagna-elettorale-piu-socialPlance elettorali vuote a Roma

Il Team di Breaknotizie