Campagna elettorale 2018: perché nessun partito parla di mafia?

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La commissione parlamentare guidata da Rosy Bindi ha presentato una relazione dal quadro allarmante, eppure quasi nessuno in questa campagna elettorale parla di mafia, c’è solo qualche menzione sporadica o generica. Una scelta di comodo?

Vedo troppo silenzio su questi temi” ha detto il ministro dell’Interno Marco Minnitiriferendosi alla mafia e commentando la scarsa partecipazione dei leader politicidurante la presentazione della relazione finale della commissione parlamentare capeggiata da Rosy Bindi.

La mafia non viene nominata nella maggior parte dei programmi elettorali

Volendo fare un’accurata analisi, in effetti, la mafia non viene nominata né nel programma della Lega, ma neanche in quello di +Europa e del centrodestra. Nei 100 punti del Pdcompare una sola volta e riguarda solamente la gestione dei beni confiscati alla mafia, mentre nella versione estesa del programma compare tre volte ma all’interno di un discorso più vasto, per la promozione della cultura della legalità. Di più ci si sarebbe aspettati da Liberi e Uguali, il quale leader politico è il giudice antimafia Pietro Grasso, ma in realtà il programma propone soltanto una tutela maggiore verso i collaboratori di giustizia. Il Movimento Cinque Stelle costituisce una piccola eccezione nominando la parola mafia o mafie ben 12 volte ma in realtà senza entrarvi davvero in merito e senza esporre una strategia concreta per combattere la criminalità organizzata, a parte la proposta di tenere i processi di mafia nelle sedi di Corte d’Appello. In generale, quindi, l’attenzione dei partiti in questa campagna elettorale non è proporzionata alla gravità della situazione attuale.

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Mafia, ‘ndrangheta e camorra: il quadro agghiacciante descritto dalla relazione

Un aspetto ancora più preoccupante se si considera che il quadro dipinto dalla relazione della Commissione parlamentare è tutt’altro che roseo. Secondo il rapporto, infatti, vi sarebbe un “movimento profondo e uniforme” delle mafie specialmente in Lombardia ed una “presenza pervasiva dei clan nel tessuto produttivo delle aree più dinamiche e ricche del Paese”. Nonostante la morte di Totò Riina, “Cosa Nostra” come la mitologica Idra di Lerna non si è indebolita, ha mostrato anzi una capacità straordinaria di rigenerazione e, come spiegato nel rapporto, “i clan sono liberi di ridarsi un organismo decisionale centrale e quindi una strategia comune”.

Si parla anche di ‘ndrangheta come l’organizzazione più potente, ricca ed agguerrita, presente in tutte le regioni italiane e capace di influenzare l’economia locale attraverso intimidazione e violenza ma anche grazie alla “convergenza di interessi con imprenditori senza scrupoli e alla rete di complicità con il mondo delle professioni e della politica locale”. Non solo, a detta del rapporto si tratta anche di uno dei leader mondiali del traffico di stupefacenti.

Per quanto riguarda la camorra, la Commissione nazionale antimafia la definisce “forte e dinamica”, caratterizzata da uno stretto legame con le istituzioni e la politica di alcune aree. Altro avvenimento preoccupante il ritorno alla ribalta dei clan della Sacra Corona Unita in provincia di Foggia che, secondo il rapporto, “in questa fase rappresentano per la loro ferocia l’elemento di maggiore pericolosità”.

campagna-elettorale-2018Le foto di 106 vittime innocenti morte per mano della criminalità organizzata esposte a Piazza Plebiscito a Napoli. [Fonte FanPage]

La soluzione non è ignorare

La cruda realtà è questa: la crisi economica è stata terreno fertile per la proliferazione dell’AntiStato, che ha esteso i suoi rami e la sua ombra minacciosa ben oltre le proprie aree di provenienza. Non parlarne è sbagliato, far finta che il problema non esista ancora peggio. Buona parte dei problemi economici dell’Italia, il declino del Mezzogiorno, l’ascesa di una classe dirigente disonesta e incapace, l’emergenza ecologica e la concorrenza sleale che subiscono molte aziende “pulite” dipendono dalla situazione descritta nella relazione della commissione parlamentare.

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L’antimafia è quindi in crisi? O come afferma Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, non esiste un’opposizione chiara e forte alle mafie semplicemente perché persino i partiti hanno le liste “sporche” e la longa manus delle criminalità organizzate detiene il potere anche sul voto?

Il Team di BreakNotizie