Calcio: come mai si fa così fatica a portare le tecnologie in campo?

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Ogni anno arrivano gli errori arbitrali e le relative polemiche. Sudditanza psicologica? Disegno per favorire una squadra? Qualsiasi sia la propria opinione, la domanda resta la stessa: tecnologia in campo o no?


C’è chi afferma che questo snaturerebbe il gioco e chi invece che si perderebbe troppo tempo a rivedere le azioni di gioco. Per altri, la presenza di strumenti tecnologici in campo eliminerebbe la discrezionalità agli arbitri facendo morire sul nascere le polemiche.

A non volere del tutto la tecnologia in campo sono soprattutto i commentatori televisivi nostalgici che pensano al calcio come ancora un semplice sport. Per loro l’errore arbitrale fa parte del calcio, è nella natura del pallone, rende tutto più vicino alla vita reale. Peccato però che le società calcistiche sono delle multinazionali e che quindi una palla che ha superato la linea di porta senza che uno dei sei arbitri se ne sia accorto potrebbe costare milioni d’euro.

Gli arbitri che si sono espressi sulla questione, al massimo hanno dato il proprio sostegno all’occhio di falco, cioè il sistema che permette di valutare se la palla ha completamente sorpassato la linea o no. Della moviola non ne vogliono sapere perché, sostengono, si ha un’idea più chiara di quello che accade in campo mentre si svolge un’azione rispetto a quando la si vede al replay. Il dubbio che sorge è che tale posizione sia in difesa della propria categoria che con una tecnologia funzionante in campo perderebbe molto del potere e del valore che oggi detiene.

Alla fin fine, vuoi vedere che il problema principale risiede nel fatto che la tecnologia in campo è estremamente costosa e nessuno vuole spendere soldi?

Il team di BreakNotizie