Bullismo: di che si tratta

Bullismo: di che si tratta

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Un fenomeno in ascesa di cui tutti parlano, specialmente negli ultimi anni

Ricerche effettuate in tutte le nazioni del mondo, hanno documentato le conseguenze del fenomeno del bullismo. Alcuni paesi hanno addirittura creato e portato avanti campagne, volte a “proteggere i più giovani” ma purtroppo, siamo ancora lontani dal disporre di una conoscenza soddisfacente del fenomeno, perché solo negli ultimi anni si sta manifestando una presa di coscienza generale.

Il bullismo si manifesta in varie forme, si passa dall’esclusione sociale, alle offese verbali, all’aggressione fisica a metodi più sottili. Suscita una valanga di sentimenti negativi. Ma spesso, episodi del genere vengono minimizzati o addirittura ignorati. La cosa più grave è che la parola “bullo” crea un target, perciò si intrappola la persona, “bullo” o “vittima” che sia, in un ruolo immaturo e immutabile in cui viene inconsapevolmente promossa l’identificazione con quel tipo di comportamento. Perciò, sarebbe meglio “parlare” di bambini che fanno i bulli o di bambini che subiscono atti di bullismo. Espressioni, ineleganti, forse, ma che hanno lo scopo di evitare ogni forma di svalutazione dell’essere umano. Infatti sempre più ricerche dimostrano il profondo impatto che l’abuso tra coetanei può avere.

Da uno studio sulle città rurali degli USA. Emerge inoltre che tanto chi ha compiuto, quanto chi ha subito atti di bullismo è esposto ad un più alto rischio di abbandono universitario, con limitazione della realizzazione delle proprie potenzialità.

D’altra parte può accadere che i genitori di un bambino che fa il bullo, abbiano involontariamente indotto quel genere di comportamento attraverso un cattivo modello, pertanto si desume, in sede di psicoterapia che gli adulti che erano soliti compiere atti di bullismo, hanno continuato a dipendere da comportamenti distruttivi, vivendo relazioni disfunzionali, crisi, rotture e abbracciando la via del crimine a volte. Mentre coloro che subivano le aggressioni nell’infanzia o nell’adolescenza soffrano di ansia, fobie sociali, depressione e problemi relazionali.

E’ richiesto un cambiamento a livello sociale per contrastare questo fenomeno, altrimenti il mondo non potrà che peggiorare.

 

Bullismo: diverse categorie

Come già sopra riportato, sappiamo che il bullismo comprende varie forme. Pertanto, si parla di bullismo ogni qualvolta che uno o più individui utilizzano il loro potere per molestare una o più persone. Quindi, possiamo distinguere queste categorie:
Bullismo Fisico

Le espressioni comuni del bullismo fisico sono rappresentate da: calci, pugni, sputi, spintoni e percosse. Ma a volte il bullo, tira i capelli e costringe la vittima in qualsiasi spazio chiuso.

Verso la fine delle scuole elementari e in particolare tra le scuole medie e superiori, il bullismo fisico assume forme sempre più violente e una connotazione sessuale più marcata. Si fanno comuni i gesti intesi ad umiliare la vittima, ad esempio strappandole i vestiti di dosso o addirittura mettendole la testa nella tazza del gabinetto. Nei più grandi il bullismo diventa ancora più pericoloso, quando si hanno connotazioni razziste o omofobe e talvolta può spingersi anche all’uso di armi. Il bullismo fisico è la forma di abuso più semplice da identificare. Ed è quella più comune di bullismo da definire. Se non altro, se la nostra società sminuisce l’abuso emotivo è mal disposta ad accettare l’abuso fisico come forma di violenza inaccettabile.

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Bullismo verbale

Dire che le parole non feriscono significa dire qualcosa di falso. Infatti nessuno di noi, gioisce, nel sentirsi rivolgere un’ingiuria. Costituiscono pertanto una forma di bullismo verbale: minacce, imprecazioni, canzonature, nomignoli offensivi, battute sul modo di vestirsi, sull’aspetto fisico, sugli handicap, sull’etnia, sulla religione, sulla sessualità o sulle particolarità di un certo individuo. In effetti bambini e adolescenti si rivelano più sensibili all’abuso verbale, dato che non hanno sviluppato appieno la propria identità. I giudizi e i commenti dei propri coetanei giocano un ruolo delicato nel processo della costruzione del sé, perché dicono non soltanto cosa gli altri pensano di loro ma come saranno.

Il bullismo verbale è la forma di abuso più comune tra i ragazzi e le ragazze.

E’ difficile sottrarsi da questo tipo di bullismo perché richiede poco tempo per essere messo in atto ed è crudele. E’ importante riconoscere e identificare il bullismo verbale, perché è una forma di aggressione emotiva e non un contesto giocoso dove tutti si divertono. I danni di questo particolare tipo di bullismo possono ripercuotersi per tutto l’arco della vita.

Teenage Girl Being Bullied By Text Message

Bullismo relazionale

Gli esseri umani hanno sempre avuto la tendenza ad escludere e ostracizzare altri esseri umani che giudicavano diversi da loro. Una dinamica di questo genere, a volte opera all’interno dei gruppi di matrice religiosa o negli ambienti lavorativi, viene percepita in modo positivo da parte di chi la mette in pratica, perché costituisce uno strumento utile a garantire l’unità del gruppo.

Le forme di esclusione che si verificano tra bambini o ragazzi costituiscono una manifestazione di crudeltà del tutto arbitraria. Un giovane può ritrovarsi escluso dal gruppo semplicemente a causa del suo aspetto, del suo modo di fare, delle sue idee. In questo caso, dunque, siamo di fronte a un comportamento antisociale tour-court, ovvero, a una forma di bullismo relazionale.

L’esclusione sottolinea l’appartenenza o la non appartenenza a una determinata cultura, e punisce chi non soddisfa i criteri previsti trattandolo come se non esistesse. Questo genere di abuso tra coetanei tende ad essere più comune tra le ragazze all’inizio della pubertà. Quando questi episodi di esclusione si verificano nell’ambiente scolastico, specie alle soglie dell’adolescenza, il danno inflitto all’autostima della persona che li subisce può rivelarsi particolarmente profondo. A questa età, quando un adolescente inizia ad allontanarsi dalla famiglia per costruirsi un’identità all’interno del gruppo dei coetanei, è estremamente importante che egli si senta libero di esplorare se stesso e il proprio modo di essere, senza dover temere i giudizi o le critiche altrui. Sentirsi rifiutato e messo da parte in una fase in cui è tanto importante essere accolti dai propri coetanei può quindi essere molto doloroso. Talvolta ne derivano gravi conseguenze sul piano psicologico, che possono portare una persona alla depressione o alla ricerca di una via di fuga del proprio senso di estraneità nell’alcol o nella droga.

Un’altra forma di bullismo relazionale è quella del pettegolezzo, che può andare dall’abitudine di diffondere menzogne malevole e voci infondate su un’altra persona, all’idea di insultarla scrivendo frasi oscene in luoghi pubblici. Chi subisce il pettegolezzo ne avverte gli effetti senza conoscere le cause che stanno dietro a questa esclusione. Tutto avviene alle sue spalle, e spesso le ingiurie di cui è oggetto non giungono neppure al suo orecchio.

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Cyberbullismo e mobbing

Il ventunesimo secolo ha cambiato il modo di relazionarsi negli esseri umani: i cellulari, i social media e un mondo sempre più connesso, pur avendo accorciato le distanza hanno creato i presupposti per relazioni e comportamenti malsani, a riprova di ciò vi è il fenomeno del cyberbullismo, ovvero, un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete. Il cyberbullismo ha caratteristiche proprie: avviene ogni qualvolta il soggetto si connette ad un mezzo elettronico (Facebook, Twitter, Instagram etc.). Il bullo è più difficile da riconoscere e individuare, le tracce online sono presenti ma solitamente la vittima non può risalire al molestatore da sola, perché si nasconde dietro false identità e utilizza forum privati. Gli insulti e le immagini intimidatorie possono raggiungere, inoltre, un gran numero di persone. Ciò potrebbe costituire un danno psicologico notevole; come per il bullismo tradizionale, si prende di mira il “diverso”.

Gli esiti di tale situazione possono condurre la vittima, ad isolamento, depressione e nei casi peggiori ideazione o intenzione suicide. Spesso il cyberbullo non si rende effettivamente conto di quanto ciò possa nuocere agli altri.

Vi sono diversi tipi di cyberbullismo, qui vengono riportati i più significativi:

Flaming: messaggi online violenti e volgari.

Harassment: molestie, messaggi ripetuti creati per ferire qualcuno.

Impersonation: assumere l’identità di qualcun altro per spedire messaggi reprensibili.

Minacce di morte.

Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per provocare in essa sentimento di emarginazione.

Trickery: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno, per poi condividere con altri le sue informazioni.

Lonely student being bullied by her peers at the university

 

Infine il penultimo tema da trattare è quello del mobbing, strettamente correlato al bullismo e allo stalking ma assolutamente differente. Il mobbing è un insieme di comportamenti aggressivi, prolungati nel tempo, di natura psicofisica e verbale, esercitati da una persona o un gruppo di individui nei confronti di altri soggetti, specialmente in ambiente lavorativo. Anche se negli ultimi tempi, il termine, viene utilizzato per indicare l’aggressività, in generale, in ambienti familiari e sociali ad esempio. Tuttavia, in riferimento al mondo del lavoro, i comportamenti e le azioni lesive, potrebbero essere: angherie, vessazioni, demansionamento lavorativo, emarginazione, umiliazione, maldicenza, insulti, aggressioni fisiche e verbali, ostracizzazione. A questi vanno assunti anche circostanza suscettibili a creare imbarazzo, essere messi ripetutamente in queste situazioni potrebbe creare stati psicologici simili a quelli dovuti ad aggressione, favorendo atteggiamenti di colpevolizzazione della vittima. Le ripercussioni psicofisiche, spesso creano malattie specifiche (disturbo post-trumatico da stress, disturbo da disadattamento lavorativo) ad andamento cronico. Inoltre a volte si sfiora l’illegalità, in quanto la vittima è ricattata.

Si distingue, nelle prassi, fra mobbing gerarchico o verticale e mobbing ambientale o orizzontale; nel primo caso gli abusi sono commessi da superiori (Bossing) nel secondo caso sono i colleghi della vittima a privarla apertamente dell’ordinaria collaborazione e del rispetto.

 

 

More Info:

http://www.benessere4u.it/mobbing-sul-posto-di-lavoro/

http://www.psicoterapeutabignaminivannia.com/psicoterapia-e-trattamenti/stalking-mobbing-bullismo.html

-William Voors. Il libro per i genitori sul Bullismo. Saggi Universale Economica Feltrinelli.

 

Antonio Di Bianco

Team di BreakNotizie

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