Bocciato il piano carceri: per la Corte dei Conti, i risultati ottenuti in 4 anni sono fallimentari

Bocciato il piano carceri: per la Corte dei Conti, i risultati ottenuti in 4 anni sono fallimentari

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Un flop su tutta la linea: così, lo scorso ottobre, la Corte dei Conti ha giudicato il piano carceri, siglato nel 2010 dall’allora Ministro della Giustizia Angelino Alfano e che, ad oggi, ha registrato dei risultati a dir poco fallimentari. Nella relazione esplicativa diffusa dalla Corte dai Conti, a parlar chiaro, oltre al parere espresso dalla stessa, vi sono le cifre. Su quasi 463 milioni di euro stanziati per il progetto messo a punto dall’On. Alfano, in quattro anni ne sono stati spesi poco più di 52 milioni, ossia l’11,32%. Il peggio è che, oltretutto, pare siano stati spesi male.

I nuovi posti detentivi previsti dal progetto erano 11.934, mentre quelli realizzati sono solo 4.415: la conseguenza è che gli attuali 54 mila reclusi nelle carceri italiane si trovano a convivere in solo 202 istituti penitenziari, e delle 11 nuove strutture – nonché dei 20 nuovi padiglioni – inizialmente previste dal piano, s’è visto poco o nulla. Il problema è già grave, se si pensa in quali condizioni sono costretti a vivere i detenuti e il personale impiegato nei penitenziari, ma diventa ancor più drammatico con riferimento alla probabile, ennesima condanna che potrebbe arrivare dalla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu).

Quest’ultima ha già pesantemente punito il nostro Paese nel 2013, esprimendo un parere a dir poco negativo sulle condizioni di detenzione dei reclusi nelle carceri italiane e condannando il nostro Stato a provvedere immediatamente al fine di adeguarsi agli standard minimi europei, ossia di garantire uno spazio vitale, per ogni detenuto, pari almeno a 3 metri quadrati. Le misure alternative alla detenzione, adottate lo scorso anno, unitamente al ”decreto svuotacarceri”, approvato nel 2013, hanno posto un momentaneo rimedio alla situazione denunciata dalla Cedu, ma la strada da percorrere è ancora tanta.

Eppure, i soldi a disposizione per risanare la triste situazione delle carceri italiane c’erano, così come c’era un’apposita commissione straordinaria preposta a controllare l’effettiva attuazione del piano. Era anche stato nominato un consulente giuridicoAndrea Gemma, amico ed ex compagno di studi di Alfano, nonché militante tra le fila dell’Ncd -, il cui compito era quello di garantire il corretto svolgimento delle gare d’appalto per l’esecuzione dei lavori di costruzione dei nuovi istituti, oltre a quelli di manutenzione di altri.

Ma queste gare sembrano coperte dal massimo segreto, la manutenzione straordinaria non è stata eseguita e, cosa ben più grave, manca anche quella ordinaria. Il risultato è che gli edifici detentivi cadono letteralmente a pezzi, e quei pochi che sono stati oggetto di interventi di risanamento cominciano già a dar evidenti segni di cedimento. Per contro, vi sono state ”spese folli”, come quelle per la realizzazione del nuovo carcere di Rovigo, costato la bellezza di 30 milioni di euro e rimasto inutilizzato.

In Italia, pare vi siano altre 40 strutture ultimate e lasciate a marcire perché, a causa della mancanza di personale, non possono diventare operative. Ma allora perché tutti questi piani faraonici quando si poteva intervenire sugli edifici già esistenti? Magari la carenza di organico era prevedibile o si potevano affidare i lavori di ristrutturazione ai detenuti, come ha suggerito la polizia penitenziaria, anziché organizzare appalti inutili e poco chiari.

Il team di BreakNotizie

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