Bob Marley: il reggae come messaggio di pace e fratellanza

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Le canzoni di Bob Marley sono un vero e proprio inno alla libertà, alla fratellanza e alla lotta contro le prevaricazioni, le violenze e la schiavitù. Ecco chi era il re della musica reggae.

Bob Marley è a tutti gli effetti uno degli artisti più influenti del XX secolo. Nato nel 1945 e morto nel 1981, la sua musica ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta e dopo di lui sono stati moltissimi ad imitare quello stile così indie che lo ha contraddistinto durante tutta la sua carriera. Giamaicano di nascita, Bob Marley sin da giovanissimo si è avvicinato al mondo della musica dimostrando di avere un talento innato.

L’infanzia senza un padre

L’infanzia di Marley è stata piuttosto travagliata. Suo padre Norval, capitano di marina bianco, sposò Cedella, giamaicana di colore. A quei tempi i matrimoni “misti” era considerati uno scandalo dalla società di allora, ed il padre di Bob abbandonò la moglie mentre era ancora incinta. Bob dovette crescere senza un padre, subendo i pregiudizi razziali da entrambe le parti, dai genitori del padre e dalla comunità nera, subendo anche episodi di bullismo. Imparò presto a difendersi tanto da guadagnarsi il soprannome di “tuff gong”.

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Un talento precoce

Bob è cresciuto con i suoi compagni del ghetto ed ha iniziato a coltivare giorno dopo giorno la sua passione per la musica. Fin da giovanissimo suona con vari diversi artisti giamaicani. Nel 1966 nasce la band dei Wailer, costituita da Marley, Peter Tosh e Bunny Livingston. Dopo i primi successi internazionali grazie agli album “Burnin” e “Catch a Fire” il gruppo si scioglie e i tre artisti decidono per delle carriere soliste. Il 1975 è l’anno di “No Woman No Cry“, successo planetario, e l’anno dopo esce l’album “Rastaman Vibration“, che scala le classifiche di mezzo mondo.

L’attentato

Bob Marley raccontava l’emarginazione, il razzismo, la sete di libertà in un modo nuovo e anti-convenzionale tanto da riuscire a coinvolgere in questa sua rivoluzione culturale anche i giovanissimi. A due giorni da “Smile Jamaica“, un grande concerto gratuito organizzato da Michael Manley, premier della Giamaica, Bob subì un attentato. Era il 3 dicembre 1976 e diversi individui a volto coperto irruppero in casa di Marley, dove erano presenti anche la moglie Rita e Don Taylor. Partirono alcuni colpi di arma da fuoco e un proiettile, di rimbalzo, colpì il gomito di Bob, che riportò delle ferite lievi anche al petto. Rita e Taylor riportarono ferite più gravi ma senza conseguenze.

La motivazione del folle gesto va ricercata nel fatto che, probabilmente, la partecipazione di Marley a quel concerto era stata interpretata come una presa di posizione politica. Bob decise di partecipare ugualmente al concerto, affermando “Se le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero… Come potrei farlo io?

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Musica e impegno sociale

Il re del reggae, segnato dal tragico episodio,  si trasferì in Inghilterra, dove con l’album “Exodus” riscosse un successo senza pari. Ancora oggi questo viene considerato da molti il miglior album del secolo. Gli anni seguenti sono costellati di altri importanti successi con album come “Survival” e “Uprising“.

Bob, però, non abbandonò per sempre la sua amata Giamaica. A distanza di un anno dall’attentato organizzò un nuovo concerto per smorzare le tensioni fra i due partiti politici e il popolo. Fu così che diede vita al “One Love Peace Concert” dove riuscì a far stringere la mano a Michael Manley ed Edward Seaga, i leader dei due opposti partiti politici. Nella sua musica, Bob Marley ha sempre cercato di raccontare al mondo la difficile condizione degli afroamericani non concentrandosi esclusivamente sulla loro situazione ma, piuttosto, fotografando alla perfezione la condizione di tutti gli emarginati del mondo.

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One Love Peace Concert – la storica stretta di mano

Il tumore

Nel 1977 Marley venne colpito da un melanoma maligno all’alluce. Rifiutò le cure, in linea con la propria religione che impone che il corpo rimanga integro ma in questo modo, nel giro di pochi anni, il tumore si estese in tutto il corpo, sino a raggiungere il cervello. Morì l’11 maggio del 1981 ed il suo corpo venne seppellito a Nine Mile, suo luogo nativo. In questo luogo è stato costruito un mausoleo in suo onore che è divenuto meta di molti fan e viaggiatori. Le sue ultime parole, dette al figlio Ziggy, furono “Money can’t buy life” (I soldi non possono comprare la vita).

Un’icona senza tempo

Grazie alla sua eccezionale bravura in campo musicale, Bob Marley ha saputo attirare l’attenzione del mondo intero e nei testi delle sue canzoni ha messo a nudo le debolezze del nostro sistema, da lui chiamato “Babylon System“. Questo è anche il titolo di uno dei suoi pezzi più forti, all’interno dell’album “Survival”. Marley sapeva farsi ascoltare e voler bene, parlando in maniera semplice e mostrando sempre la Verità. Non solo un cantautore ma un uomo di notevole influenza sociale, politica e spirituale. È questo, unito alla sua musica, che l’ha reso un’icona senza tempo.

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Il Team di BreakNotizie

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