Banca d’Italia cerca di scaricare su Bruxelles le sue colpe riguardo al decreto “salva banche”

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Il decreto “salva banche”, che, il governo, guidato da Matteo Renzi, ha varato lo scorso 22 novembre, continua a essere uno dei temi più caldi della politica italiana, anche per le richieste di dimissioni che sono state avanzate nei confronti della ministra Maria Elena Boschi, il cui padre era nel Cda di una delle quattro banche implicate nel caso, la Banca Etruria.

La discussione si è spostata anche su un altro aspetto, non secondario, che è stato portato sotto gli occhi di tutti: il cosiddetto “ball-in”, termine con il quale si individua il nuovo sistema di salvataggio delle banche che entrerà in vigore dall’1 gennaio prossimo. Un sistema che prevede che siano i correntisti e gli azionisti a pagare per il salvataggio, e che potrebbe anche abbassare il tetto degli importi, ora fissato a 100mila euro.

Le polemiche hanno naturalmente investito anche la Banca d’Italia, accusata di mancata vigilanza sulle pratiche “truffaldine” portate avanti dalle banche salvate, e la stessa Banca d’Italia ha cercato di scaricare sull’Europa le responsabilità.

La commissione Finanze ha voluto sentire il capo della vigilanza dell’Istituto di Via Nazionale, Carmelo Barbagallo il quale ha sostanzialmente fatto capire tutta l’impotenza della Banca d’Italia, partendo dall’ammissione dell’impossibilità, da parte della Vigilanza, di intervenire nelle situazioni più gravi, a causa della mancanza di poteri, ormai cronica. Barbagallo ha poi parlato della bocciatura, effettuata dall’Europa, delle proposte fatte dall’Italia, che voleva introdurre delle regole diverse da quelle che sono state poi approvate con il “ball-in”.

Ora che la direttiva europea sta per entrare in vigore, Bankitalia inizia a domandarsi se sia opportuno vietare alle banche di collocare alla clientela “retail” gli strumenti d’investimento più rischiosi, ma nei mesi precedenti non ha, di fatto, usato i poteri che possiede per intervenire nei casi di collocamento fraudolento dei prodotti finanziari, o di gestioni “clientelari”, anche se il rischio che poi è emerso in tutta la sua chiarezza, era facilmente prevedibile.

Sempre nel corso dell’audizione, infatti, Barbagallo parla di un sistema, il “ball-in”, che anziché diminuire i rischi d’instabilità del sistema, possa aumentarli. Il tutto mentre la rabbia dei correntisti truffati aumenta e la fiducia diminuisce in modo proporzionale. Quella fiducia che, sempre secondo Barbagallo, è la base dell’attività espletata dal sistema bancario.

Il “ball-in” trasferisce, infatti, i costi delle crisi delle banche dall’insieme dei contribuenti ai risparmiatori, che in molti casi hanno investito i loro soldi nelle “passività” delle banche, risparmiatori che molto spesso sono dei pensionati che hanno investito i risparmi di una vita.

Barbagallo ha fatto anche presente che l’Italia aveva proposto di far slittare l’entrata in vigore del nuovo sistema al 1° gennaio 2018, in modo che ci fosse il tempo necessario per rimpiazzare le obbligazioni ordinarie con altre obbligazioni, emesse in questo caso dopo che la direttiva fosse entrata in vigore. Richiesta che non è stata accettata dall’Europa. Una soluzione che ha dimostrato come, nell’ambito delle decisioni a carattere europeo, su un argomento strategico e delicato come quello delle obbligazioni bancarie, l’Italia abbia ben poca voce in capitolo. Una mancanza rilevante, tanto più che questi strumenti, insieme alle azioni delle banche popolari, sono molto diffusi nel nostro Paese.

Per quanto riguarda i detentori delle obbligazioni emesse dalle quattro banche coinvolte nel salvataggio, da parte del governo si è parlato di un “parziale ristoro” delle perdite, con il ministro Pier Carlo Padoan, titolare del dicastero dell’Economia, che ha definito questo intervento come “aiuti umanitari” a chi si è venuto a trovare in situazioni d’indigenza a causa di queste perdite.

Il Team di BreakNotizie