“Bambini rubati”: l’agghiacciante storia delle cliniche spagnole cattoliche che sequestravano e rivendevano neonati

“Bambini rubati”: l’agghiacciante storia delle cliniche spagnole cattoliche che sequestravano e rivendevano neonati

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Sono stati oltre 300 mila i bambini sottratti alle proprie madri con l’inganno in tre case di cura private spagnole gestite da suore a cavallo fra gli anni ‘40 e ‘80. Ecco la storia dei “niños robados”.

Non si tratta di casi isolati, ma sono ben 300 mila. Si tratta di bambini strappati alle madri, per lo più donne povere e sole, e rivenduti appena nati ad altre famiglie dagli orfanotrofi e da case di cura private, in Spagna, dal 1943 sino al 1987. Com’è stato possibile questo vero e proprio traffico di esseri umani?

Per scoprirlo occorre ricostruire tutta la storia ma soprattutto il quadro storico nel quale si collocano queste inquietanti vicende. Siamo nell’aprile del 1939 ed il generale Francisco Franco prende il potere in Spagna: si tratta di un uomo dai forti valori nazionalistici e cattolici. Uno dei suoi uomini più fidati, nonché intimo consigliere è lo psichiatra Antonio Vallejo Nagera. Vallejo aveva trascorso il periodo della grande guerra in Germania, dove era entrato a contatto con la corrente di pensiero nazista, il concetto di pulizia etnica e le teorie scientifiche (distorte) correlate a favore di questa tesi. Fra le tante assurdità lì apprese vi era la teoria del “morbo rosso”: secondo lo psichiatra, essere comunisti era dovuto ad una malformazione mentale che poteva essere trasmessa a mo’ di virus e dalla quale era impossibile guarire.

Il 17 ottobre del 1941 Franco semplifica le leggi riguardanti le adozioni: dietro questa mossa si nasconde uno specifico motivo, ossia affidare la prole di nemici del regime incarcerati all’orfanotrofio e quindi a famiglie “rispettabili” secondo la morale franchista, ossia politicamente corrette, cattoliche ed eterosessuali. Nel corso del 1958 si aggiunge un’altra riforma secondo la quale i genitori biologici, a distanza di tre anni dall’abbandono, perdono ogni diritto sul bambino. Trascorso questo lasso di tempo gli orfanotrofi non possono più dare informazioni sui bambini e gli istituti, in tal modo, si trovano a disposizione un costante “rifornimento” di bambini e neonati fra figli di dissidenti, comunisti ed anarchici, ma anche di semplici donne non sposate. Di fronte a questo enorme capitale umano il ragionamento degli orfanotrofi, ben lungi dalla morale cattolica, fu: “perché regalarli quando possiamo venderli”?

Difatti, in Spagna, dal 1943 al 1987, il traffico di bambini e neonati genera introiti miliardari. Questa straordinaria macchina genera-soldi funziona molto semplicemente: le suore individuano le potenziali puerpere ideali, in genere donne sole con famiglie molto povere o problematiche. Le confortano e le consolano offrendo loro aiuto ed incoraggiandole ad andare nelle loro cliniche a partorire, ma non sanno cosa in realtà le attende. Una volta ricoverate, infatti, vengono drogate con il Pentothal e subito dopo il parto il neonato viene condotto immediatamente in un’altra stanza, una sorta di nido nascosto dove in genere si trova già la madre “acquirente”. La mamma biologica viene fatta attendere per ore e le viene raccontato che il suo bambino ha avuto delle complicazioni impreviste; dopo circa 6-9 ore le viene riferito che è morto. Alle proteste della madre le suore rispondono con la forza, tirando fuori cavilli burocratici o addirittura ricattandole. Si tratta di donne povere, molto cattoliche, fragili e ignoranti: le suore sanno bene che non posso ribattere e soprattutto non possono permettersi un legale per difendersi.

Nel 1975 Franco muore e con esso il regime, ma il traffico di bambini prosegue indisturbato e florido. La popolazione spagnola è stremata e divisa. Due anni dopo il nuovo governo promulga la Ley de Amnistia, ma ancora non si fa parola del fatto che molte madri stiano cercando i propri figli sperduti e ogni voce viene messa a tacere o ignorata. Una delle storie più significative è quella di Purificacion Betegon: la donna nel 1981 partorisce prematuramente due gemelle nella clinica Santa Cristina di Madrid. Suor Maria Valbuena le chiede di darle in adozione ma Betegon rifiuta, e la suora pochi giorni dopo le riferisce che le bimbe sono morte per colpa dell’incubatrice rotta. La donna corre a cercare le figliolette e le trova ancora vive ma l’infermiera le spiega che sono cerebralmente morte, dopodiché viene portata via con la forza. Nessuno le presta aiuto, ma le voci sull’accaduto continuano a crescere sino a quando, nel 1982, il fotografo del settimanale spagnolo Interviù German Gallego decide di indagare sulla questione e sulla scomparsa di neonati.

Gallego si reca alla clinica San Ramòn, una piccola struttura munita di sole dieci stanze ma con un viavai costante di donne che vi sostano per un brevissimo periodo senza registrarsi né lasciare tracce. Il primario della clinica è il ginecologo Eduardo Vela, che rifiuta di rilasciare interviste e smentisce ogni accusa. Medesimo comportamento quello della suora responsabile, suor Maria. Vi sono però delle novizie infermiere che entrano a contatto col fotografo e, di nascosto, gli chiedono un incontro a notte fonda. In tale frangente rivelano a Gallego ogni cosa: il traffico di bambini, i soldi, i furti e le menzogne. Spiegano al fotografo che in caso le madri chiedano di vedere i cadaveri dei bambini, vi è una cella frigorifera dove vengono conservati dei neonati morti da mostrare loro nei casi di emergenza. Li mostrano a Gallego, che documenta tutto con delle fotografie ed in seguito pubblica un’inchiesta. Nessuno però lo contatta, nemmeno la Polizia.

La foto di Gallego del cadavere di uno dei neonati conservati in una cella frigorifera

La figura del dottor Vela è molto potente: durante il franchismo si è arricchito facendo affari nel settore immobiliare. È difatti proprietario di Bellacasa, un’agenzia della quale sono membri la moglie, José Sainz de Miera, delegato capo della Falange franchista a Valencia, il pupillo di Franco José Antonio Giron de Velasco, ministro del lavoro dal ’41 al ’57, il consigliere dell’Istituto nazionale di Previsione José Manuel Gonzales Fausto ed un certo dottor Manuel F.M, di cui i giornalisti spagnoli non rivelano il nome completo poiché ancora in vita. Eduardo Vela dunque aveva degli agganci importanti, e quando nel 1982 l’inchiesta di Gallego viene pubblicata, tutte le sue proprietà cambiano nome: lui risulta nullatenente mentre la moglie è miliardaria. Nello stesso anno, il braccio destro del ginecologo, suor Maria Gomez Valbuena toglie a Luisa Torres la figlia appena nata, Pilar Alcalde. Quando la donna chiede di vedere la neonata, suor Maria la minaccia di farla incarcerare per adulterio e di portarle via l’altro figlio.

Suor Maria Gomez Valbuena

A partire dal 1980 ogni tentativo da parte delle madri di risalire alla verità viene insabbiato e bloccato. Quando chiedono di riesumare le tombe dei propri figli spesso vi trovano dentro resti di altri bambini più grandi oppure del sesso sbagliato o ancora pietre o addirittura nulla. Una volta viene persino rinvenuta la gamba di uomo. Baltazar Garzon, uno dei giudici spagnoli più autorevoli, apre un’inchiesta ma viene bloccata dalla Corte Suprema. Nel 1987, la situazione è ormai insostenibile ed il traffico di bambini si interrompe. Passeranno altri 24 anni quando la BBC, in un documentario, ricostruirà la storia delle madri derubate: questa inchiesta mobilita l’opinione pubblica mondiale e si scopre che molti bambini spagnoli sono stati comprati anche da coppie estere: Francia, America del Nord, Messico, Sudamerica.

Nel 2012 suor Maria Gomez Valbuena viene arrestata, imputata di aver organizzato i sequestri dei bambini. Si avvale sempre della facoltà di non rispondere e il 19 gennaio 2013 muore per cause non ancora chiare. Il certificato di morte impiega molto tempo per giungere in tribunale e non è convincente. Le associazioni delle madri “derubate” non credono alla morte della suora: d’altronde nessuno ha mai visto il corpo e l’ordine delle suore al quale apparteneva rende nota la sua sepoltura due giorni dopo, avvenuta in una tomba senza nome. L’esumazione del corpo viene negata.

La figura di suor Maria è cruciale per un dettaglio importante: annotava in maniera meticolosa in dei quaderni i nomi dei bambini e quelli dei genitori biologici e di quelli adottivi, l’indirizzo di questi ultimi ed il prezzo pattuito. Un vero e proprio archivio ancora intatto, a differenza di quelli ufficiali bruciati, che potrebbe aiutare i niños robados a ritrovare le proprie madri e viceversa. Quei quaderni esistono ancora ma sono custoditi gelosamente dalla Conferenza Episcopale Spagnola che si rifiuta di collaborare con i tribunali spagnoli. Solamente lo scorso maggio la delegazione delle Nazioni Unite si è incontrata con i rappresentanti della Chiesa e le autorità spagnole per porre fine a questa situazione. Le associazioni, nel frattempo, hanno formato una banca del DNA e ogni domenica manifestano nelle piazze, tenendo in mano dei cartelli che dicono “Ti cerco”/ “Ti stiamo cercando”. Queste persone prima di morire vorrebbero poter finalmente vedere il viso della madre, o del figlio che non hanno mai conosciuto.

Il Team di Breaknotizie

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