Avocado, il frutto che sta assetando il Cile

Avocado, il frutto che sta assetando il Cile

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Le coltivazioni estensive di avocado in Cile stanno riducendo alla sete la popolazione locale: fra interessi politici, lobby ed imprenditori senza scrupoli ecco la verità sul “frutto dell’amore”.

Si tratta di uno dei frutti più nutrienti e versatili del mondo ed in questi ultimi anni si sta facendo strada anche nelle abitudini alimentari degli italiani, non solo per la sua indiscussa bontà, ma anche per le sue proprietà benefiche. L’avocado è un frutto dalle tante virtù più volte confermate dalla Scienza in numerosi studi. L’aumento del suo consumo, però, sta generando degli spiacevoli effetti collaterali nei Paesi in cui gli alberi da frutto vengono coltivati, con il Cile in prima linea. In questo Paese del Sud America infatti le coltivazioni di avocado stanno diventando una vera e propria minaccia per la sopravvivenza degli esseri umani, poiché le piantagioni richiedono molta acqua, acqua che viene sottratta alle popolazioni. Ci si interrogava sulle ripercussioni negative dell’oro verde già nel 2013 ma ultimamente un reportage condotto dai giornalisti investigativi di DanWatch ha disvelato la situazione del Paese a nord di Santiago, dove le piantagioni di avocado dominano il paesaggio e stanno letteralmente assetando le popolazioni autoctone.

Nella provincia di Petorca infatti il verde degli alberi di avocado ha sostituito la nuda terra rossa della montagna, ma a caro prezzo: si riesce facilmente a scorgere i fiumi in secca e la popolazione è ormai stremata dagli effetti della presenza “ingombrante” di queste coltivazioni. Qui i cileni sono costretti ad annaffiare le proprie piante con acqua sporca, in genere quella utilizzata in precedenza per fare il bagno o per lavare i piatti, mentre gran parte delle risorse idriche sono destinate agli alberi di avocado. Servono circa 2 mila litri di acqua per ottenere 1 kg di avocado. Per avere un’idea dell’abnorme consumo d’acqua basti pensare che ne basta un quarto per avere la stessa quantità di arance ed appena un decimo per 1 kg di pomodori. Un problema non da poco se si pensa che l’area provinciale di Petorca è poco piovosa.

Le coltivazioni stanno via via trasformando l’ecosistema cileno e la popolazione ne risente pesantemente: molte persone decidono di trasferirsi poiché avere delle coltivazioni proprie è impensabile giacché non si ha mai acqua a sufficienza ed in genere proviene da dei camion cisterna messi a disposizione dallo Stato: se ne possono prelevare al massimo 50 litri al giorno. Una quantità insufficiente, oltre al fatto che l’acqua è pure inquinata. Questo sistema di riserve idriche per la popolazione è costato allo Stato cileno circa 122 milioni di euro, mentre i coltivatori di avocado hanno delle autorizzazioni statali per avere accesso all’acqua legalmente, in maniera del tutto gratuita e a tempo indeterminato. I guadagni di questi produttori sono ingenti e la loro spesa è minima: acquistano terreni in montagna di poco valore, li coprono con le piantagioni, li annaffiano gratis e una volta ottenuti i frutti li vendono a caro prezzo.

I camion cisterna arrivano una volta a settimana. L’acqua viene utilizzata per bere, cucinare, lavarsi e fare il bucato.

Alcuni imprenditori sono stati condannati per aver creato dei drenaggi illegali sotterranei per poter prelevare l’acqua dai fiumi e convogliarla verso le loro piantagioni. Le denunce però, nella maggior parte dei casi, rimangono tali e non si traducono in multe consistenti o condanne. Mentre le piantagioni accumulano acqua, la popolazione muore di sete. Dietro a questo paradosso vi sono grandi lobby e figure politiche altisonanti. Ciononostante parte della popolazione appoggia i coltivatori di avocado poiché offrono lavoro e finanziano opere per la comunità.

Lo scorso anno sono arrivati in Europa circa 91 mila tonnellate di avocado dal Cile: il 61% giunge dalla provincia di Valparaiso. In Italia le importazioni sono aumentate del 28% ed è in crescita la domanda della varietà Hass, avocado dalla buccia nera e particolarmente rugosa, coltivata prevalentemente in Cile. Prima di arrivare in Italia il prodotto passa per i Paesi Bassi o per la Spagna, dunque nella maggior parte dei casi i frutti arrivano nel nostro Paese a distanza di un mese dalla raccolta.

Letto del fiume Ligua, ormai prosciugato.

Purtroppo non si può nemmeno affermare che tali coltivazioni sia effettivamente sane e di qualità: all’interno delle piantagioni vengono impiegati infatti prodotti come il pesticida Roundup di Monsanto o il Lorsban, oltre a sostanze vietate in Europa come l’uniconazolo. Il problema degli avocado cileni dunque non è solamente idrico e locale ma riguarda anche la sicurezza alimentare internazionale. Alcuni Paesi, come la Danimarca, hanno già preso delle misure in tal senso bloccando le vendite degli avocado provenienti dal Cile in alcuni supermercati.

Il Team di Breaknotizie

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