martedì 18 dicembre 2018
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Mobilità sostenibile: Italia fanalino di coda, Cina prima della classe

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Il report di Roland Berger evidenzia la situazione di un’Italia che fa fatica a tenere il passo sulla guida autonoma e la mobilità sostenibile, classificandosi penultima. Sul podio Cina, Singapore e Corea del Sud.

Il nostro Paese resta indietro per quanto riguarda il settore delle auto elettriche. Questo secondo i dati raccolti dalla società di consulenza globale Ronald Berger, che nel suo nuovo rapporto “Automotive Disruption Radar” ha stilato una classifica che mostra l’Italia al penultimo posto sui 14 Paesi presi in considerazione.

I risultati del report

Per redigere il suo report, la società Ronald Berger ha messo a confronto 14 Paesi, quali Cina, Corea del Sud, Giappone, Singapore, Russia, India, Stati Uniti, Svezia, Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Francia e Italia. La classifica è stata compilata basandosi su 26 indicatori, ciascuno suddiviso in 5 categorie ossia infrastrutture, tecnologia, attività industriale, regolamentazione e interesse del consumatore.

Al primo posto la Cina: oltre la metà delle auto elettriche prodotte nel mondo (70.000 circa) infatti vengono vendute entro i suoi confini. Al secondo e terzo posto Singapore e Corea del Sud: entrambi i Paesi, infatti, presentano uno sviluppo tecnologico ben superiore alla media europea. Un piano di leggi ad hoc, inoltre, consente in queste nazioni la circolazione di veicoli automatizzati persino sulle strade pubbliche. Quarta l’Olanda e a seguire la Svezia. Al sesto e al settimo posto Germania e Giappone. Seguono Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Terz’ultima l’India, penultima l’Italia ed infine il Belgio.

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Il grande balzo del Dragone Rosso

Il report evidenzia il grande passo in avanti della Cina, e quanto velocemente si stia muovendo in questo settore. Si tratta ormai del più grande mercato mondiale automobilistico e in soli sei mesi ha allungato il suo distacco rispetto al secondo classificato della lista, Singapore, di ben 5 punti. Non solo, il 65% dei cinesi intervistati ha affermato che la sua prossima auto sarà sicuramente elettrica. In Europa invece è solo il 30% ad aver espresso tale desiderio, mentre sale al 40% in Italia.

Ma qual è il segreto del gigante asiatico? La Cina ha mostrato un grande interesse nei confronti delle vetture self driving, stilando delle linee guida standard per dare via alla sperimentazione. Il quadro normativo del Paese è molto più elastico ed aperto rispetto a quello degli altri Paesi presi in esame e ciò ha permesso a molte aziende di effettuare trial sperimentali con veicoli autonomi a Shangai e Pechino. L’unica nazione europea ad essere riuscita a far approvare una legge specifica in merito sinora è stata la Gran Bretagna.

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Condizioni sfavorevoli alla crescita di auto elettriche in Italia

Secondo la relazione dell’agenzia, sarebbero diverse le cause che frenano la diffusione di auto elettriche nel nostro Paese. In primis delle infrastrutture inadeguate: sul territorio italiano sono presenti soltanto 0,4 punti di ricarica ogni 100 km, lontanissimi dalla media di Francia (2,3 ogni 100 km) e Germania (4,5/100 km). A questa condizione si aggiunge una legislazione che non favorisce lo sviluppo di veicoli a zero emissioni e i servizi di car sharing. Sono questi i punti critici che rallenteranno anche l’introduzione di auto a guida autonoma, in un futuro non lontano.

Il senior partner di Roland Berger Andrea Marinoni ha messo in luce gli aspetti positivi riguardo la situazione italiana nel campo delle auto elettriche: “L’apparente arretratezza dell’Italia nel percorso di realizzazione della mobilità del futuro non è di per sé un elemento negativo. Il Paese dispone di molte eccellenze in ambiti tecnologici promettenti che sapranno conquistarsi la propria quota di valore”. Ed ha aggiunto: “In un quadro di generale ambiguità e incertezza, il ruolo di smart follower può essere un’occasione per governare una transizione complessa a patto che si prenda consapevolezza sullo scenario a tendere, unito alla volontà di rafforzarsi e modernizzarsi”. Serve quindi che l’Italia acquisisca un reale politica industriale sulla mobilità del futuro, incoraggiando le imprese e gli investimenti al fine di accelerare l’innovazione in questo campo.

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Il Team di BreakNotizie

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