Attacchi terroristici: i mercati lo sanno in anticipo?

Attacchi terroristici: i mercati lo sanno in anticipo?

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Stando a quanto dichiarato dal consulente finanziario Nik Crepaldi, pare che il cosiddetto ‘indice della paura’ lo scorso 13 novembre abbia registrato un’impennata del 9,31% per cause ancora tutte da chiarire.

Ma a cosa ci si riferisce quando si parla di ‘indice della paura’? Tale indice misura l’andamento delle borse. In buona sostanza, quando l’indice della paura è alto tutti gli azionisti si adoperano per vendere e quando è basso gli operatori del mercato finanziario tendono a comprare. Crepaldi ha anche fatto presente che nei giorni che hanno preceduto gli attacchi di Parigi c’è stato un rialzo del 40% dopo molte settimane di stasi.

Il consulente finanziario nonché giornalista Stefano Fugazzi ha tentato di fare un passo in avanti rispetto a quanto asserito da Crepaldi ed ha scoperto che, in linea generale, l’indice della paura subisce un drastico cambiamento nei giorni che anticipano gli attacchi per poi normalizzarsi nelle ore successive. L’unica differenza macroscopica di tale modello si è verificata in occasione degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti a causa della chiusura delle borse.

Ma cosa significa tale dato e quale è la chiave di lettura più giusta per interpretare la variazione dell’indice della paura? Senza alcun dubbio, i più maliziosi non hanno potuto fare a meno di pensare che i mercati vengano avvertiti con largo anticipo. Ovviamente, tale ipotesi, oltre ad essere del tutto infondata, è a dir poco irrealistica. Pensare che vi sia qualcuno pronto a far circolare notizie in merito ad attentati in modo tale da ‘speculare’ e, dunque, guadagnare è alquanto preoccupante. Ma se fosse veramente così? Se ci fosse qualcuno capace di anticipare i tempi e conoscere in anticipo le mosse dei terroristi? In tal caso, c’è da chiedersi il perché tali individui non lancino l’allarme prima che gli attentati vengano messi in atto.

Che gli interessi economici vadano oltre la vita delle persone? Crederlo è davvero molto difficile. Non resta, dunque, che trovare una valida spiegazione alle fluttuazioni dei mercati nei giorni che precedono gli attentati. A tale proposito, sarebbe interessante capire chi ottiene profitto da tali fluttuazioni dei mercati azionari. Solo in questo modo, infatti, si potrà riuscire a comprendere in maniera inequivocabile cosa si cela dietro a tale misterioso indice della paura. Una cosa, però, è certa: a pagare le spese degli attentati degli ultimi anni sono vittime innocenti che non hanno nulla a che vedere nè con le complesse dinamiche geo-politiche e né, tanto meno, con i mercati azionari e con l’alta finanza.

La scorsa settimana a Parigi sono morti civili che stavano tranquillamente conducendo la propria vita e che di dinamiche finanziare non ne sanno alcunché. Perché allora sacrificare la vita di esseri umani che non hanno alcuna colpa? Difficile a dirsi. Ad ogni modo, sarebbe opportuno mettere da parte gli interessi dei singoli e recuperare quel bene comune che, al momento, sembra essere schiacciato dalla sete di potere e, soprattutto, dal denaro. Solo in questo modo si potrà slegare i mercati finanziari e, più in generale, tutti i meccanismi economici, dalle sorti dei popoli che hanno il diritto di vivere serenamente e liberi dall’incubo del terrorismo.

Il team di BreakNotizie

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