Anni Novanta: dal successo del Seattle sound al fenomeno delle boy band

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Nirvana

Durante gli anni Novanta si sono susseguiti i più svariati fenomeni musicali: dall’ascesa del grunge sino al grande successo del brit pop e l’emergere delle boy band. 

È opinione comune che, dal punto di vista musicale, gli anni Novanta abbiano segnato un punto di non ritorno per l’industria discografica, oltre che una tappa imprescindibile verso il nuovo millennio. Esaurita la carica di eclettismo che aveva caratterizzato gli anni Ottanta, il decennio successivo ha risentito della diffusione dei compact disc (formato nato nel 1982 ma affermatosi successivamente) e dei gusti della Generazione MTV. Sotto questa spinta i Nineties hanno vissuto la parabola del grunge, il successo commerciale del punk-rock, l’emergere delle boy band e l’affermazione di generi musicali prima marginali.

Il Seattle Sound

Ad inaugurare gli anni Novanta è un fenomeno nato sul finire del decennio precedente a Seattle e che ha il suo acme nel 1991: i Nirvana di Kurt Cobain traghettarono il grunge dall’underground al mainstream, con melodie più facilmente orecchiabili. Sulla loro scia si affermarono i Pearl Jam di Eddie Vedder (gli unici a rimanere sulla cresta dell’onda), ma anche gli Alice in Chains e i Soundgarden, il cui successo fu vertiginoso ma più effimero. A raccogliere la loro eredità furono i The Smashing Pumpkins e soprattutto i Foo Fighters di Dave Grohl (ex batterista dei Nirvana), headliner del movimento post-grunge.

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Layne Staley, Kurt Cobain, Eddie Vedder e Chris Cornell

Sull’altra sponda dell’Atlantico: il Brit Pop

Se il grunge, nonostante la sua eco planetaria, interessò solo gli States, dall’altra parte dell’oceano ci fu la seconda ‘British Invasion’ dopo quella degli anni Sessanta. Alcune band nate a cavallo tra gli Eighties e i Nineties daranno vita al movimento britpop. Tra queste gli Oasis e i Blur, protagonisti di una accesa rivalità, e sullo sfondo anche gli Suede, The Verve, Travis e Pulp. Come un fiume in piena, il loro successo diede origine a diversi rivoli, tra emuli più o meno originali; gruppi capaci di rinnovarne la formula (Coldplay) e chi invece esplorerà i territori del post-pop (Radiohead).

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Oasis

Il nuovo Song writing

Nella seconda metà degli anni Novanta salì alla ribalta anche una nuova generazione di cantautori (tra cui Ben Harper e Beck Hansen), decisi a produrre degli lp a proprio nome anziché militare in una band. Contrariamente al passato, un ruolo fondamentale lo avranno le donne: su tutte ecco P.J. Harvey e Alanis Morissette, senza dimenticare Tori Amos e, nel Vecchio Continente, l’islandese Björk, la più eclettica del lotto e capace di spaziare dalle sperimentazioni jazz al trip hop.

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Bjork

Le boyband e il trionfo dell’underground

La fine del decennio sarà caratterizzata da due trend antitetici. Da una parte la nascita di boy (e girl) band costruite a tavolino quali Take That e Spice Girls che, grazie anche ad MTV, domineranno le charts; dall’altro lato, l’emergere di generi quali il rap/hip hop nelle sue svariate declinazioni (da Tupac a Eminem, fino alle commistioni rock di Beastie Boys e Rage Against The Machine) e la new wave elettronica dei The Prodigy, Daft Punk, AIR e Fatboy Slim. Infine, gli anni Novanta verranno ricordati anche per la rinascita del punk che, smorzata la forza provocatoria degli esordi e ibridandosi col ‘rock da classifica’, determinerà l’esplosione di Green Day e Blink-182.

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Spice Girls

Il Team di BreakNotizie

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