Altro che svolta razzista: mezzi drastici contro la jihad

Altro che svolta razzista: mezzi drastici contro la jihad

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Il coro buonista e politicamente corretto ha già deciso. Da ieri Donald Trump non soltanto è populista, ma anche anti-islamico e razzista. Eppure il suo decreto su visti e immigrazione non pretende di bloccare alle frontiere i musulmani, né di discriminare chi crede nel Corano.

Quel decreto ha solo due obbiettivi. Punta da una parte a migliorare i controlli su visti e immigrati per evitare l’arrivo di jihadisti e terroristi e dall’altra a garantire corsie preferenziali per i cristiani, gli yazidi e tutte le minoranze vittime della violenza e dell’odio islamista. Ecco gli 8 punti chiave per comprendere l’ipocrisia di chi condanna quel decreto.

1. Il decreto non menziona l’Islam, non fa della religione musulmana un elemento discriminante per l’ammissione negli Usa e durerà solo 4 mesi, il tempo necessario a migliorare le procedure di selezione dei richiedenti asilo. Il testo dell’ordine esecutivo mette al bando solo «coloro che sostengono ideologie violente anziché la legge americana». Nel firmarlo Trump parla della necessità di «tenere islamisti radicali e terroristi fuori dagli Stati Uniti. Non ammetteremo nel paese chi minaccia i nostri soldati che combattono all’estero». Nulla a che vedere con il razzismo e la discriminazione.

2. Lo stop all’arrivo di nuovi rifugiati siriani non è un atto straordinario. Dopo l’11 settembre un decreto assolutamente simile, emesso dal presidente George W. Bush, sospese l’accoglienza dei profughi iracheni. La decisione di Trump revoca un ordine esecutivo, firmato dal presidente Obama, che nel 2016 ha aperto le porte a 15.749 rifugiati siriani determinando un incremento dell’accoglienza del 606%. Un incremento assai discusso perché favoriva soprattutto i rifugiati siriani legati a quei movimenti jihadisti che l’amministrazione Obama ha appoggiato e armato, arrivando al paradosso di sostenere le fazioni di Al Qaida arroccate ad Aleppo Est.

3. Il decreto di Obama a favore dei profughi siriani è stato oggetto di pesanti critiche da parte delle stesse autorità federali chiamate a controllare i richiedenti asilo. Secondo quelle autorità il decreto conteneva «falle» che impedivano di respingere sospetti terroristi o personaggi legati a gruppi estremisti. Secondo alcune «gole profonde» citate dal «Los Angeles Times» ai primi di gennaio grazie a quelle «falle» sono entrati negli Usa un fiancheggiatore dell’Isis ed un sospetto terrorista – legato ad un altro gruppo jihadista – finito poi a lavorare in una base militare americana all’estero.

4. Una statistica condotta a fine novembre – quando gli immigrati siriani accolti negli Usa grazie al decreto Obama erano 14.074 – dimostrava che il 99,1 di loro erano sunniti. Tra gli oltre 14mila rifugiati si contavano solo 83 cristiani, quindi appena lo 0,58 per cento a fronte di una minoranza che in Siria rappresenta oltre il dieci per cento. Gli sciiti, minacciati di morte dai gruppi jihadisti, erano soltanto 27. Il decreto di Trump punta a metter fine a queste discriminazioni e a garantire corsie preferenziali per quelle minoranze, come i cristiani e gli yazidi, che sono il vero obbiettivo delle campagne di persecuzione e sterminio condotte dallo Stato Islamico e da altri gruppi jihadisti.

5.La revoca dei visti non riguarda i «musulmani», ma i cittadini di sette Paesi (Irak, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia, Yemen) dove la presenza di Al Qaida e dello Stato Islamico è assolutamente documentata. L’unica eccezione riguarda il Sudan. In compenso il suo presidente Omar al Bashir è ricercato dalla Corte internazionale per genocidio e crimini di guerra.

6.La revoca dei visti durerà solo 90 giorni, il tempo ad introdurre verifiche che consentano un migliore controllo sui visti concessi ai cittadini di quei paesi per evitare l’ammissione di sospetti terroristi e di personaggi pericolosi per la sicurezza.

7. Il decreto non è né arbitrario, né inusuale. Per capirlo basta leggere l’ «Immigration and Nationality Act» (Legge sull’immigrazione e sulla nazionalità) «Qualora ritenga l’entrata di uno straniero o di una categoria di stranieri nociva per gli interessi degli Stati Uniti il Presidente – recita la legge può decidere la sospensione delle entrate di tutti gli stranieri o di categorie di stranieri per il tempo ritenuto necessario ed imporre qualsiasi restrizione alle loro entrate considerata appropriata».

8. Chi accusa Trump di insensibilità nei confronti dei rifugiati musulmani farebbe bene a verificare quanto fanno per le vittime dei conflitti da loro stessi alimentati paesi di provata fede islamica come l’Arabia Saudita, il Qatar, il Kuwait e il Bahrain. L’Arabia Saudita e il Qatar pur avendo finanziato e armato i gruppi jihadisti che combattono in Siria rifiutano per legge l’ammissione di qualsiasi rifugiato e a tutt’oggi non ne assistono nemmeno uno. E altrettanto fanno Emirati Arabi, Kuwait e Bahrein che però si lavano la coscienza versando generosi contributi all’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite.

 

 

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/altro-che-svolta-razzista-mezzi-drastici-contro-jihad-1356806.html

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