All’ombra di Amazon Prime: driver schiavi di un algoritmo. “Ricordatevi di noi quando cliccate”.

All’ombra di Amazon Prime: driver schiavi di un algoritmo. “Ricordatevi di noi quando cliccate”.

- in Italia, Senza categoria
179
0

Cosa si nasconde dietro ai nostri ordini online? Un mondo sommerso di lavoratori sottopagati e senza diritti  costretti da un algoritmo a rispettare tempistiche massacranti. Ecco il caso dei driver di Amazon.

Lo shopping online ormai è una realtà consolidata anche in Italia: il consumatore medio è entusiasta di questo canale per l’acquisto non soltanto perché attratto dalle promozioni e dal risparmio ma soprattutto per la comodità che esso comporta. È sufficiente infatti sfogliare una vetrina virtuale, scegliere l’oggetto dei propri desideri, fare un clic con il mouse e l’acquisto è compiuto. Il tutto seduti comodamente davanti al proprio pc o con uno smartphone in mano.

Uno dei colossi indiscussi dell’e-commerce è senza dubbio Amazon, che con l’abbonamento Prime offre ai suoi clienti diversi servizi dedicati come l’accesso ad offerte esclusive ma soprattutto alcuni vantaggi sulla spedizione dei prodotti, come la possibilità di ricevere il pacco in massimo 2 giorni. Ma, in effetti, cosa succede quando si mette in moto la macchina dell’ordine una volta cliccato quel tasto? Molto più lavoro di quanto si pensa: dalla preparazione del pacco nei magazzini sino alla consegna a casa vi è un intero mondo di lavoratori, fra cui anche i cosiddetti driver, figure incaricate di recapitare il pacco al destinatario, guidati da un algoritmo che impone loro una tabella di marcia molto rigida, pena un decurtamento di paga o il licenziamento, con il rischio, da una parte, di peggiorare la qualità del proprio operato per cercare di tenersi il posto di lavoro. Molti utenti talvolta non se ne rendono conto, ma dietro un pacco che magari tarda di mezz’ora vi sono persone reali, spesso precarie, che devono sottostare a ritmi stressanti.

Devo andare a 220 all’ora, a volte, per rispettare l’algoritmo” ha dichiarato uno dei driver di Amazon alle telecamere de Il Fatto Quotidiano. “Io il piede lo devo schiacciare”, ha ammesso, “E vado contro il codice della strada, rischiando la mia vita e quella degli altri”. E ha aggiunto: “Quando cliccate online ricordatevi di noi”. Un problema da non prendere sottogamba e che è stato messo in luce anche da Giuliano Poletti, ministro del lavoro, in occasione del convegno “Tra un clic e l’altro”, organizzato dalla Filt-Cgil a Milano e dedicato al mondo della logistica, uno dei settori che ha subito più trasformazioni in questi ultimi tempi.

Se all’interno della dinamica dell’innovazione e della digitalizzazione esiste una drastica polarizzazione fra un numero limitato di lavoratori che sta in un’area ad alti salari e un nucleo consistente di lavoratori sfruttati e senza diritti, allora c’è qualcosa che non va”, ha dichiarato il ministro. Alcune delle persone presenti al convegno hanno ammesso di non effettuare acquisti su Amazon e piattaforme simili per tali ragioni. “Ho un po’ di diffidenza nei confronti di questo strumento, alla luce anche delle problematiche emerse”, ha confessato Elena Buscemi, consigliera delegata al Lavoro della città metropolitana di Milano.

Mi piacerebbe che prima si sistemasse la filiera e si stabilissero delle regole”, ha sottolineato il sindacalista della Filt che sta seguendo la vicenda dei driver Amazon Emanuele Barosselli. “Successivamente potrò cominciare ad acquistare volentieri su Amazon poiché si tratta di un servizio utile ed efficiente, è il futuro”. Il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio ha ammesso invece di utilizzare il servizio Amazon Prime, e che se ne possa usufruire anche senza schiacciare i diritti dei lavoratori. “La strada è lunga, servirà l’intelligenza e servirà tanta lotta”. E voi, la prossima volta che acquisterete online, ripenserete a cosa c’è dietro?

Il Team di Breaknotizie

Commenti

commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

Codacons: altro che crisi, affari per 8 miliardi di euro per astrologi e maghi

Il settore dell’occulto non conosce crisi in Italia: