Al via la “Conferenza Ginevra 3” per la pace in Siria: ecco perché i negoziati rischiano di arenarsi ancora

Al via la “Conferenza Ginevra 3” per la pace in Siria: ecco perché i negoziati rischiano di arenarsi ancora

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La conclusione della guerra civile che dal 2011 insanguina la Siria pare sempre più una chimera: negli ultimi mesi, la nuova offensiva dei terroristi dell’ISIS su due fronti (quello iracheno, con l’avanzata delle milizie di Daesh, e quello europeo con gli attentati che per ben due volte hanno colpito Parigi) ha reso incandescente la situazione nel Paese mediorientale, guidato ancora da Bashar al-Assad.

Allo stallo del conflitto che oppone le forze governative ai ribelli salafiti si è infatti aggiunta la confusione che regna all’interno della cosiddetta “coalizione occidentale”. L’attivismo di alcuni stati quali Russia e Francia -protagonisti di raid che miravano a colpire obiettivi strategici del sedicente califfato, oltre che a spingere Assad alle dimissioni- non riscuote consenso tra gli altri alleati, convinti che per risolvere la situazione siriana si debba ricorrere alla diplomazia, favorendo così una transizione pacifica verso la democrazia. Anche per questo motivo, assumono una rilevanza decisiva i negoziati di pace avviati nei giorni scorsi a Ginevra (Svizzera), ma caratterizzati da uno scetticismo che potrebbe portare all’ennesima fumata nera.

La “Conferenza Ginevra 3”, infatti, si caratterizza per l’assenza di alcuni interlocutori quali i rappresentati dei curdi-siriani, protagonisti dell’eroica resistenza all’ISIS a Kobane ma non invitati perché invisi alla Turchia; la delegazione islamista filo-saudita, nemica di Assad, dopo alcuni tentennamenti ha invece accettato l’invito a partecipare. Tuttavia, i colloqui iniziati il primo febbraio dovranno superare un duro scoglio per evitare di arenarsi: ancora prima di cominciare a parlare di Organi di Transizione e del “dopo-Assad”, la priorità è quella di negoziare la cessazione delle ostilità, condicio sine qua non per porre fine al bagno di sangue, oltre che ai flussi migratori dei cittadini siriani verso l’Europa. Ma la Conferenza ha l’autorità per raggiungere un risultato così ambizioso? A quanto pare no: il ruolo di mediazione esercitato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato fortemente screditato dalla recente pubblicazione di alcune informazioni a proposito di Jeffrey Feltman, Vice-Segretario per gli Affari Esteri.

Dal 2005 a oggi, Feltman avrebbe agito in segreto, assieme ai suoi collaboratori, per influenzare le trattative di pace, venendo quindi meno alla neutralità che il suo ruolo imponeva. Ad esempio, è emerso che è opera proprio dell’ONU la creazione del Tribunale Speciale per il Libano (TFL), incaricato di giudicare Émile Lahoud, ex presidente del “Paese dei Cedri”, e Bashar al-Assad per l’assassinio di Rafiq al-Hariri. Non secondario sarebbe il ruolo avuto dalle Nazioni Unite nell’ideazione del “Piano Feltman-Perthes” di cui anche le diplomazie di Russia e USA erano a conoscenza e che puntava alla capitolazione della repubblica siriana.

Questa perdita di credibilità minerà alla base i colloqui che si tengono in Svizzera? E la percezione che dietro le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza vi sia l’asse russo-americano che effetto potrebbe avere sull’opposizione al regime di Damasco? In questo scenario, i ribelli si sentono sempre più isolati: gli atteggiamenti ondivaghi delle potenze occidentali nei confronti dell’attuale leader della Siria potrebbero anche indurli a rifiutare qualsiasi compromesso venga raggiungo a Ginevra, proprio a causa di quei preamboli segreti di cui per molto tempo sono stati tenuti all’oscuro.

 

Il team di BreakNotizie

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