Afghanistan: l’Italia prolunga la permanenza del contingente militare

Afghanistan: l’Italia prolunga la permanenza del contingente militare

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Il sottosegretario Domenico Rossi ha riferito alla Camera il prolungamento della permanenza del contingente italiano in Afghanistan.

In realtà l’Italia non solo rimarrà nel paese asiatico ma andrà ad aumentare il numero di soldati coinvolti dell’operazione militare. L’annuncio arriva come un fulmine a ciel sereno in quanto solo pochi mesi fa il ministro della Difesa Pinotti aveva comunicato in Parlamento il ritorno dei nostri militari in patria alla fine di ottobre 2015. Rossi ha quindi spiegato che il governo ha scelto di rimandare il rientro e di consolidare la presenza italiana per compensare il rimpatrio di buona parte del contingente spagnolo coinvolto nella Force Protection ad Herat.

Sono ormai 14 anni che il nostro Paese è impegnato nella difficile campagna afgana che più volte è stata oggetto di dibattiti e feroci scontri tra le forze politiche. Il piano originale, concepito mesi fa, prevedeva il quasi completo smantellamento dei presidi italiani in Afghanistan e alla fine dell’anno sarebbero dovuti rimanere sul territorio soltanto 70 militari nel nostro esercito. Il rinvio sembra sia stato espressamente richiesto da Washington in seguito alla sorprendente conquista di Kunduz ad opera dei talebani. Per questo motivo il generale Campbell, a capo della missione Nato Resolute Support, ha chiesto al Presidente Obama di fermare il rientro delle 10.000 truppe americane. La stessa richiesta è stata quindi rivolta ai più importanti alleati impegnati nella stessa missione, ovvero ai tedeschi che stazionano nella zona nord e agli italiani che presidiano il settore ovest che comprende Ghor, Herat e Farah. Infatti la possibilità che le forze talebane colpiscano una città della regione occidentale non è del tutto remota in quanto i mujaheddin del Mullah Mansour stanno rapidamente avanzando verso Herat.

Per rispondere ad una interpellanza parlamentare presentata dall’onorevole Massimo Artini, il sottosegretario ha poi affermato che la volontà del governo è quella di proseguire con la missione rafforzando il numero dei militari nell’ultimo trimestre del 2015 per garantire la prosecuzione delle procedure di addestramento ad Herat in un clima di sicurezza. L’Italia infatti è da diversi anni presente in Afghanistan proprio per rendere le forze locali capaci di gestire la difficile situazione politica. L’obiettivo è sempre quello di incrementare il livello di sicurezza, il progresso socio-economico e la democrazia in uno stato in grande difficoltà. Il nostro paese è dunque orientato a proseguire con la missione di pace ma sta attentamente valutando ogni implicazione da un punto di vista tecnico e politico.

Domenico Rossi prosegue dicendo che il risultato di queste valutazioni sarà poi repentinamente comunicato dal governo alla Camera in modo tale da poter consentire l’esercizio delle prerogative di competenza. In ogni caso un’ipotetica disponibilità dell’Italia alla prosecuzione della missione sarà comunque soggetta alle decisioni prese all’unanimità all’interno della Nato nei successivi incontri. Infatti soltanto in questa sede si potranno considerare e stabilire le esigenze primarie da soddisfare e le contromisure più giuste da utilizzare. Una volta valutate attentamente tutte le eventualità l’Italia potrà così decidere quale tipologia di contributo dare. Il sottosegretario alla Difesa conclude assicurando che ogni scelta sarà sempre effettuata nel pieno rispetto della sicurezza dei militari italiani.

Il team di BreakNotizie

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