Afghanistan, abusi su minori: ecco perché gli americani erano costretti al silenzio

Afghanistan, abusi su minori: ecco perché gli americani erano costretti al silenzio

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Alcuni comandanti dell’esercito afghano hanno compiuto dei reati di natura sessuale su minori: è questo quanto dichiarato dal caporale Gregory Buckley Jr. a suo padre Gregory Buckley Sr. prima di essere ucciso.

Il soldato, addirittura, ha riferito a suo padre che le urla dei ragazzi afghani venivano chiaramente sentite dalle truppe americane che, però, non erano autorizzate ad intervenire. Proprio Buckley Sr. invitò suo figlio a riferire l’accaduto ai suoi superiori nella convinzione che, almeno loro, potessero prendere provvedimenti. Purtroppo, a Buckley Jr. fu detto di non fare troppo caso alle violenze sui bambini poiché tali azioni sono contemplate nella cultura afghana e, dunque, non possono essere messe in discussione dagli americani.

Il fatto è che quanto è stato raccontato da Buckley Jr. a suo padre non è classificabile come una pratica comune in Afghanistan ma, piuttosto, deve essere considerato un vero e proprio abuso sessuale ai danni di bambini in età prepuberale. Addirittura, pare che anche un altro ufficiale americano abbia raccontato di essere entrato in una stanza e di aver visto tre o quattro uomini con vari bambini. Tale ufficiale, però, ha dichiarato di non essere affatto certo di quello che stava accadendo ma che, ovviamente, la sensazione era che i bambini fossero in pericolo. Un altro testimone di tali atrocità è stato Dan Quinn, un ex capitano delle forze speciali che ha dichiarato di aver assistito più di una volta ad abusi da parte della milizia afghana ai danni di bambini, ragazzi e ragazze.

Queste informazioni sono contenute in un reportage pubblicato dal New York Times che ha svelato un lato decisamente oscuro della guerra in Afghanistan. Ciò che più di ogni altra cosa rende i fatti ancora più difficili da comprendere è il fatto che alcuni dei soldati americani che hanno deciso di intervenire sono stati puniti o, addirittura, espulsi dall’esercito. Pare, inoltre, che l’ordine di non intervenire fosse legato al fatto che gli episodi di violenza erano considerati pratiche radicate nella cultura afghana e, dunque, non sindacabili dagli americani. Proprio il Colonnello Brian Tribus, in occasione di un’intervista, ha precisato che ogni reato sessuale su minori è di competenza della giustizia locale e, dunque, i militari americani non sono obbligati a denunciare alcunché. Tali denunce sarebbero ammissibili solo nell’eventualità in cui la violenza fosse usata come una vera e propria arma di guerra.

Il comportamento adottato dagli americani, pertanto, sarebbe stato finalizzato a mantenere stabili i rapporti con l’esercito afghano con il quale gli USA avevano il compito di combattere i talebani. Un dato da non trascurare è il fatto che il padre di Gregory Buckley Jr. ritiene che la morte di suo figlio possa essere collegata a tali atroci vicende e, per tale ragione, ha dato seguito ad un’azione legale finalizzata a fare luce in merito all’accaduto. A questo punto, resta da sperare che il Pentagono chiarisca quanto accaduto a Gregory Buckley Jr. e, soprattutto, spieghi i reali motivi a causa dei quali l’esercito americano era costretto a fingere di non essere a conoscenza delle violenze. Pur trattandosi di un territorio decisamente molto complesso ed instabile, infatti, gli americani avrebbero potuto arginare un fenomeno che, senza dubbio, ha contribuito a devastare un popolo già afflitto dalla guerra.

Il team di BreakNotizie

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