Adpocalypse, l’altra faccia della censura [VIDEO]

Adpocalypse, l’altra faccia della censura [VIDEO]

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Il mondo di Youtube è in subbuglio a causa di Adpocalypse: si tratta di proteggere l’immagine dei grandi inserzionisti o c’è sotto qualcosa di più? Lo youtuber Jon SRIC offre un’interessante spunto di riflessione. 

La piattaforma di Youtube è stata recentemente messa sotto attacco dai media tradizionali in quanto alcune pubblicità di brand famosi venivano inseriti automaticamente anche all’inizio di video dai contenuti offensivi ed eticamente discutibili. La prima conseguenza di questa campagna di infangamento è stato il ritiro di più di 250 fra i grandi inserzionisti di Youtube. Ecco quindi ciò che gli americani hanno battezzato come Adpocalipse, un gioco di parole che unisce i termini advertising (pubblicità) e apocalypse (apocalisse). I grandi investitori hanno esortato Youtube a non far apparire più i propri spot associati a questo genere di video e dopo una sorta di “sciopero” dimostrativo, Google ha deciso di mettere mano all’algoritmo matematico che regola la diffusione dei video sulla piattaforma da oltre un miliardo di utenti. Big G quindi si trova attualmente nella difficile posizione di operare in modo che episodi di questo tipo non si verifichi mai più, monitorando in maniera più attenta i contenuti ma soprattutto inasprendo le linee guida per quanto concerne la monetizzazione dei filmati.

Ora su YouTube è attivo un filtro per quei video che trattano “argomenti adatti soltanto ad un pubblico adulto” come droghe e alcol, sesso, violenza, terrorismo, guerra, crimini, conflitti politici e con linguaggio scurrile. Vi sono però delle limitazioni di fondo: l’algoritmo, a differenza degli esseri umani, non è capace di contestualizzare ciò che “vede” e quindi finisce per censurare tutti indistintamente. Così, la maggior parte dei youtubers ha visto i propri introiti pubblicitari calare a picco, che si trattasse di video di informazione o palesemente satirici: la penalizzazione scatta sia che vengano mostrate scene di violenza (anche fittizie, ad esempio di film), sia che si parli di argomenti come droga, suicido, violenza in termini informativi o altri “temi controversi”, la cui definizione risulta ancora molto “fumosa”. Tutto ciò si traduce in minor visibilità e pubblicità pari a zero. Conseguenza che sta finendo per scontentare tutti, sia investitori che creatori di contenuti.

Ma cosa c’è in realtà dietro questa vera e propria operazione di diffamazione da parte dei media tradizionali? Secondo lo youtuber Jon SRIC la risposta è tanto semplice quanto imbarazzante: distruggere i media alternativi tagliandone i fondi e disincentivarli dal fare informazione riguardo temi sensibili con la scusa di voler monetizzare solamente con contenuti giudicati family friendly.  Gli interessi economici in gioco sono molto alti e coinvolgono anzitutto Google, costretta a barcamenarsi per non perdere introiti, ma anche molti grandi brand che tramano nell’ombra per riprendersi una fetta di mercato molto ambita. L’aspetto più preoccupante di tutta la faccenda, però, è che l’intelligenza artificiale viene impiegata con la scusa di combattere odio, razzismo, omofobia, violenza e terrorismo per mantenere il libero controllo sullo scambio di informazioni e per “manovrare” le persone indicandogli cosa è accettabile. Si tratta a tutti gli effetti di censura.

 

Il Team di Breaknotizie

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