Addio alle monetine da 1 e 2 eurocent: inflazione all’orizzonte?

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Da gennaio 2018 le monetine da 1 e 2 centesimi non verranno più coniate, facendo risparmiare allo Stato ben 20 milioni di euro. Quali saranno, però, le reali ripercussioni sulle tasche degli italiani?

A breve non vedremo più in circolazione le monete da 1 e 2 eurocent. La commissione Bilancio della Camera ha infatti dato il via libera all’emendamento Boccadutri che ne sospenderà il conio a partire dall’anno prossimo.

Addio eurocent in nome della praticità

Dal 1° gennaio 2018, in base a quanto stabilito dalla manovra bis, legge di conversione del decreto 50/2017, il conio delle monete da 2 e 1 cent verrà quindi sospeso. Le monete seguiteranno ad avere un valore legale anche dopo tale data, a patto che si impieghino insieme per arrivare alla cifra di 5 centesimi. Qual è il vantaggio di tale provvedimento? Il più evidente è quello pratico: sempre più spesso queste monetine non vengono accettate come pagamento, pertanto ci si ritrova a “collezionarle” nel borsellino, tentando di raggiungere una somma “accettabile” per poter farsi dare il cambio al supermercato o dal panettiere di fiducia.

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20 miliardi di euro risparmiati dallo Stato

Altro evidente vantaggio della sospensione del conio di tali monete è il risparmio notevole di soldi: 20 milioni di euro che verranno impiegati per l’ammortamento dei titoli di Stato. Secondo i dati resi noti dalla Banca d’Italia, dal 2002 al 2016 le emissioni nette, vale a dire la differenza fra monetine emesse e monetine versate a Palazzo Koch, sarebbero pari a 2.781 miliardi di monete da 2 eurocent e ben 3.526 miliardi di monete da 1 centesimo. Costi ingenti per lo Stato, che se si considerano anche i 2 miliardi di monete da 5 cent, ammonterebbero a 362 milioni di euro, per un valore effettivo di 174 milioni. Coniare una moneta da 1 centesimo costa infatti 4,5 centesimi, ben 5,2 per quelle da 2 centesimi.

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Lo spauracchio dell’inflazione e dell’arrotondamento selvaggio

Vi è tuttavia un potenziale rovescio della medaglia: il conseguente arrotondamento dei prezzi. Per evitare complicazioni, specialmente in quei casi in cui un commerciante dovrà dare il resto per un pagamento in contanti al suo cliente, verranno definite delle regole di arrotondamento attraverso un decreto legge, da adottare a partire da settembre 2017. In realtà sarebbe stato meglio inserire queste regole già nella norma principale, in modo da evitare pericolosi vuoti legislativi.

Tuttavia, un punto fermo nella norma ci sarebbe già: l’arrotondamento riguarda solamente i pagamenti in contanti, quelli effettuati con una carta manterranno i centesimi. Si prevede un meccanismo di arrotondamento al multiplo di 5 più vicino, particolare che ha scatenato reazioni indignate da parte della Codacons. A detta del presidente Carlo Rienzi: “L’addio alle monete da 1 e 2 centesimi darà vita ad arrotondamenti selvaggi dei prezzi al dettaglio con conseguente incremento dei listini. Il previsto monitoraggio da parte del Garante dei prezzi non servirà assolutamente a nulla”. Difatti, nonostante l’impatto della norma verrà regolarmente monitorato dal Garante dei prezzi, tenuto a riferire ogni 6 mesi eventuali irregolarità all’Antitrust, ciò non dà reali garanzie ai cittadini, sui quali grava la minaccia di una imminente inflazione.

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E gli italiani?

In attesa di una normativa chiara molti consumatori si sono posti annosi quesiti, ad esempio come pagare quei prodotti che non hanno cifra tonda, se sarà possibile spendere i cosiddetti “ramini” in futuro o se faranno la fine delle storiche 10 lire, diventate dei vecchi cimeli nei cassetti delle nonne. Interrogativi non trascurabili: a quanti di noi sarà capitato almeno una volta di avere il portamonete pieno di monetine di rame e non riuscire a “liberarsene” perché rifiutate da alcuni commercianti o non accettate nei distributori automatici?

Il Team di BreakNotizie

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