Addio ai voucher: ecco come funzionano i contratti a chiamata

Addio ai voucher: ecco come funzionano i contratti a chiamata

- in Italia
673
0

I buoni di lavoro che hanno spaccato in due la politica italiana vanno in pensione, al suo posto arriva il Job on Call: vediamo come funziona e cosa cambia

Dal 1 gennaio 2018 entrerà in vigore la normativa che abolisce in via definitiva i voucher: al posto dei “buoni di lavoro” arriverà il “Job On Call”, un contratto ad intermittenza che fu introdotto nel 2003 dalla legge Biagi e che fu modificato di seguito, nel 2015, con il Job Act, la riforma del lavoro attuata dall’ex premier Matteo Renzi. Il contratto a chiamata potrebbe rivelarsi una valida soluzione per chi ha bisogno di un contratto di lavoro che inquadri il lavoro occasionale. Ma di cosa si tratta esattamente? Come riportato nell’articolo 13 del DL 81/2015, per contratto di lavoro “intermittente” si intende un contratto a tempo determinato attraverso il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può impiegarne “la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente, a seconda delle esigenze individuate dai contratti collettivi anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno”.

Il Job on Call può essere stipulato con soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative vengano svolte entro il 25esimo anno, e con soggetti con età superiore ai 55 anni. Di conseguenza una grossa fetta di lavoratori al momento rimarrà esclusa da questa possibilità. Per quanto concerne invece la sua durata si parla di 400 giornate lavorative massime nell’arco di tre anni solari con il medesimo datore di lavoro, eccezion fatta per i settori dello spettacolo, del turismo e dei pubblici esercizi. Si parte da una base minima di un giorno, non più di un’ora, com’era previsto prima dai voucher. In caso questa durata di tempo venga superata, secondo il decreto il relativo rapporto di lavoro si trasformerà automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato. Nei periodi in cui la prestazione non viene esercitata il lavoratore “intermittente” non matura alcun trattamento normativo ed economico, a meno che non abbia garantito al datore di lavoro la sua reperibilità, in tal caso gli deve spettare un’indennità di disponibilità.

find-jobs

Il decreto legislativo prevede però dei divieti riguardo il ricorso al lavoro a chiamata in dei casi particolari: non può essere impiegato per la sostituzione di dipendenti in sciopero o se nei 6 mesi precedenti sono stati effettuati dei licenziamenti collettivi, delle sospensioni di lavoro o una riduzione degli orari in regime di cassa integrazione. Il ricorso al Job on Call inoltre è interdetto ai datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi, secondo le normative a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Il datore di lavoro inoltre è tenuto ad informare ogni anno la rappresentanza sindacale unitaria o le rappresentanze sindacali aziendali riguardo l’andamento dei contratti di lavoro intermittente di cui usufruisce e deve comunicare la durata della prestazione lavorativa prima dell’inizio della stessa, tramite posta elettronica o sms, alla direzione territoriale del lavoro competente per territorio. Se tali comunicazioni vengono omesse si può incorrere in sanzioni che vanno dai 400 sino ai 2400 €.

L2WOyzO

Se il lavoratore è impossibilitato a rispondere alla chiamata per motivi personali o di salute è tenuto ad informare subito il datore di lavoro, specificando la durata dell’impedimento, periodo durante il quale non matura il diritto all’indennità di disponibilità. In caso tale comunicazione non avvenga il lavoratore perde per 15 giorni il diritto all’indennità, a meno che il contratto individuale non preveda diversamente. Come riportato nel decreto “Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può costituire motivo di licenziamento e comportare la restituzione della quota di indennità di disponibilità riferita al periodo successivo al rifiuto”. Per quanto concerne la retribuzione, infine, il lavoratore con contratto a chiamata, a parità di mansioni svolte e di periodi lavorati, ha diritto ad un trattamento normativo ed economico uguale a quello di un lavoratore di pari livello con diverso contratto. Ciò vale anche per i trattamenti di congedo maternità e parentale, infortunio, malattia e per le ferie.

 

 

Il team di BreakNotizie

Commenti

commenti

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

Il segreto della felicità? Essere sinceri, sempre

Chi mente, anche se lo fa a fin