Accordo governo-sindacati: risparmiati 4 miliardi di euro

Accordo governo-sindacati: risparmiati 4 miliardi di euro

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Cgil, Cisl e Uil hanno siglato un accordo con Renzi i cui termini sembrano non essere affatto graditi alla maggior parte dei lavoratori. Tra i punti anche tagli alle pensioni.

I termini dell’accordo

In buona sostanza, l’accordo stipulato di recente tra le parti sociali ed il Presidente del Consiglio prevede una netta chiusura nei confronti di una eventuale rivisitazione della legge Fornero. L’innalzamento dell’età in cui si ha la possibilità di andare in pensione, pertanto, pare non essere negoziabile. L’unico piccolo spiraglio riguarda i lavori cosiddetti usuranti anche se, in ogni caso, sarà necessario fare comunque i conti con gli anni di contributi versati. Lo spettro degli esuberi, poi, continua ad essere una vera e propria costante. L’unica novità introdotta è l’APE che, però, comporta la sottoscrizione di un debito della durata di vent’anni. Il governo, dal canto suo, loda la misura volta ad elargire la quattordicesima a tutti i pensionati con reddito basso ma non dice nulla in merito ai tagli.

I tagli alle pensioni

L’accordo prevede un sostanziale rinvio della discussione in merito al taglio della cosiddetta indicizzazione al 2019. Chi ha buona memoria, non farà alcuna fatica a ricordare le lacrime dell’allora Ministro Elsa Fornero in occasione dell’annuncio del blocco della rivalutazione delle pensioni. Lo scorso 2014 tale misura è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Purtroppo, però, l’esecutivo non ha rispettato alla lettera la sentenza e si è limitato a dare dei contributi simbolici ad un gruppo decisamente ristretto di pensionati. Al momento, sono molti i procedimenti avviati ed alcuni giudici hanno già mandato gli incartamenti alla Corte costituzionale. Nonostante ciò, le parti sociali, in accordo con l’esecutivo, hanno deciso di non affrontare la questione fino al prossimo 2019. Ma quali sono le reali conseguenze dell’accordo siglato tra il governo e le parti sociali?

Le conseguenze

A preoccupare più di ogni altra cosa è il denaro perso dai pensionati. Stando alle stime dell’esecutivo, pare che a non entrare nelle tasche dei pensionati saranno circa 10 miliardi di euro. Dalle recenti dichiarazioni del Ministro Poletti, però, si evince che l’attuale manovra pensionistica ha un costo di circa 6 miliardi. Pertanto, non è affatto sbagliato affermare che proprio il governo, pur riuscendo a mettere in atto un’ottima strategia mediatica, ha risparmiato ben 4 miliardi di euro. A questo punto, non resta altro da fare che cercare di capire il motivo per il quale le parti sociali sono scese a patti con il governo per dare forma ad una simile misura che, a ben vedere, non solo non genera alcun genere di beneficio ma, addirittura, potrebbe essere parte integrante di un meccanismo finalizzato ad impoverire ulteriormente i pensionati. Di sicuro, non mancheranno le proteste anche se c’è da scommettere che ogni genere di iniziativa sarà rimandata a dopo il referendum. Il prossimo 4 dicembre l’esecutivo guidato da Matteo Renzi dovrà vedersela con un ostacolo decisamente molto complesso da cui dipenderà il futuro del paese. Solo dopo tale appuntamento con le urne, dunque, si potrà tornare a parlare di pensioni, di quattordicesime, di lavori usuranti e così via.

 

 

Il team di BreakNotizie

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