A Barcellona si è svolta la marcia per l’indipendenza della Catalogna

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Le elezioni regionali catalane sono in programma per domenica 27 settembre ed in quella data gli indipendentisti, con alla testa Artur Mas, presidente uscente, vorrebbero ottenere un numero di voti che rappresenti quasi un plebiscito per l’indipendenza. E l’11 settembre, giorno in cui si è aperta ufficialmente la campagna elettorale, a Barcellona si è svolta una marcia sulla via più lunga della città spagnola, l’Avinguda Diagonal.

Secondi i dati che sono stati comunicati dalla polizia sono stati circa 1 milione e mezzo i cittadini che hanno preso parte alla marcia, avvenuta in coincidenza con la “Diada“, la festa nazionale della Catalogna, portando migliaia di bandiere con il giallo ed i rosso, i colori della regione. Il numero dei partecipanti ha sorpreso anche gli organizzatori, che non si aspettavano questa folla immensa, e per motivi di ordine pubblico si è provveduto a limitare il percorso della manifestazione.

Oltre alle bandiere si sono visti numerosi striscioni per reclamare l’indipendenza ed anche gli slogan che venivano gridati dai partecipanti avevano lo stesso, unico soggetto. “Catalogna, un nuovo stato d’Europa” è stato uno dei più gettonati, insieme a “Via Libera alla Repubblica Catalana”. I manifestanti si sono riuniti anche in Plaza de Catalunya e sul Paseig de Gracia, e secondo alcune fonti di stampa il loro numero ha raggiunto quello che si era registrato subito dopo la caduta del regime di Franco, quando erano nate le prime spinte indipendentiste, basate anche su ragioni economiche.

Alla manifestazione hanno dato il loro appoggio, seppure con alcuni distinguo tra di loro, tutti i partiti politici che fanno parte dell’area indipendentista–nazionalista. Per i nazionalisti moderati, che stanno attualmente governando la Catalogna, è stata l’occasione per ribadire le loro posizioni rispetto al governo centrale spagnolo, soprattutto per quanto riguarda i trasferimenti di risorse verso le altre regioni, osteggiati dalla Catalogna che da sola realizza un quinto del Pil spagnolo.

E proprio nel 2015 le trattative che si stanno svolgendo tra governo centrale e governo regionale hanno fatto registrare il massimo attrito tra le parti, soprattutto per via della crisi economica. La Catalogna teme di dover subire nuovi tagli sia per quanto riguarda le politiche economiche che per i servizi sociali; tagli che potrebbero portare ad una minore autonomia nei confronti del governo centrale.

Nel tempo la Catalogna ha sempre avuto una propria distinta identità culturale e storica ed anche il ricorso alla lingua catalana è ampiamente diffuso nella regione. Su questo e sul saldo dare / avere della regione verso il governo centrale, che vede un deficit di circa 16 miliardi di euro, fanno conto i fautori dell’indipendenza.

Alcuni sondaggi eseguiti nell’ultimo mese indicano la possibile conquista della maggioranza assoluta dei seggi da parte degli indipendentisti, senza però ottenere quella dei voti, che sarebbe solo sfiorata. In questo caso, ha annunciato Artur Mas, si inizierà quella che viene chiamata “disconnessione da Madrid”, che porterebbe poi a dichiarare l’indipendenza della regione nel giro di 18 mesi. Riguardo a questa ipotesi è stata netta la posizione espressa dal premier spagnolo, Mariano Rajoy, il quale ha dichiarato che la costituzione spagnola in vigore dalla fine del regime franchista vieta la secessione da parte di una regione e che il suo governo si opporrà ad una decisione di questo tipo da parte della Catalogna.

Un altro sondaggio, commissionato dalla “Vanguardia” nel mese di luglio, e relativo alle intenzioni di voto in merito ad una eventuale dichiarazione di indipendenza, ha trovato favorevole il 51,1% della popolazione della Catalogna, contro il 36% che era favorevole nel 2001.

Il team di BreakNotizie