Orrore in Birmania: 6.700 Rohingya uccisi in un solo mese

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Secondo uno studio di Medici senza Frontiere stiamo assistendo ad un vero e proprio genocidio: 6.700 morti a cavallo fra agosto e settembre, fra cui molti bambini violentati e bruciati vivi.

Sono almeno 6.700 i Rohingya morti in Birmania, nello stato di Rakhine, in un solo mese, a cavallo fra il 25 agosto e il 24 settembre scorso. Di questi, 730 sono bambini al di sotto dei 5 anni. È questo il quadro agghiacciante dipinto da uno studio portato avanti da Medici senza Frontiere riguardo i rifugiati in Bangladesh, pubblicato a distanza di due settimane dalla visita di Papa Francesco nel Paese.

Un caso da manuale di pulizia etnica

Nel 71,7 % dei casi di decesso la causa scatenante è stata la spirale di violenza che si è abbattuta su questo gruppo etnico di religione islamica a fine agosto, quando la polizia e l’esercito birmano, insieme a delle milizie locali, hanno avviato delle operazioni di sgombero nel Rakhine per rispondere agli attacchi dell’esercito per proteggere i Rohingya dell’Arakan. I bambini sono stati le prime vittime di questi orrori: violentatibruciati vivi, ed i loro corpi senza vita gettati all’interno di cisterne. Quasi 650 mila Rohingya sono scappati quindi dalla Birmania per cercare un rifugio in Bangladesh, dove la maggior parte ora vivono in dei campi sovraffollati e con scarse, se non nulle, condizioni igieniche e a rischio epidemia.

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Le testimonianze dei sopravvissuti

Il direttore medico di Medici Senza Frontiere Sidney Wong in una nota stampa ha dichiarato: “Abbiamo incontrato e parlato con i sopravvissuti delle violenze in Myanmar e ciò che abbiamo scoperto è sconcertante. Il numero di persone che ha riferito di aver perso un componente della famiglia a causa della violenza, a volte nei modi più atroci, è davvero alto”. I dati raccolti dall’organizzazione sono il risultato di 6 ricerche sulla mortalitàcondotte ad inizio novembre in differenti aree dei campi profughi Rohingya in Bangladesh, a Cox’s Bazar, vicino al confine con la Birmania.

Le persone che sono riuscite a superare il confine hanno raccontato di essere state soggette a violenza durante le ultime settimane in Myanmar e che sono poche le organizzazioni di solidarietà indipendenti che riescono ad accedere nel distretto di Maungdaw, nello stato di Rakhine. “Temiamo per il destino dei Rohingya che sono ancora lì”, ha aggiunto Wong.

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Il rapporto di Save The Children

Anche Save The Children ha stilato un rapporto che descrive la stessa situazione: in “Gli orrori che non dimenticherò mai” sono state raccolte le testimonianze di bambini e donne che hanno subito violenze di ogni genere e sgomberi forzato. Storie drammatiche che queste persone dovranno portarsi appresso per tutta la vita.

Alcuni soldati hanno preso me e altre due ragazze e ci hanno portato in una casa. Mi hanno colpito in faccia con un fucile, mi dato calci sul petto e poi pestato braccia e gambe. Dopo sono stata stuprata da tre soldati. Hanno abusato di me per due ore circa e in alcuni momenti sono svenuta”, ha raccontato un’adolescente di 16 anni. Le percosse e le violenze ripetute dei soldati le hanno fratturato anche una costola, che tuttora le causa problemi respiratori ma per la troppa vergogna non si è ancora rivolta ad un medico.

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Un altro ragazzino di 12 anni, dopo essere scappato dal suo villaggio ed essere sfuggito ai militari che brandivano dei machete in strada uccidendo chiunque capitasse loro a tiro, si è fermato in un villaggio abbandonato. Alla ricerca di acqua e cibo si è imbattuto in una cisterna con dentro almeno 50 cadaveri galleggianti. “Non riesco a togliermi dalla testa la vista di quei corpi gonfi né l’odore di bruciato delle case date alle fiamme. Sono orrori che non dimenticherò mai”, ha raccontato.

Dalla relazione di Save the Children è emersa anche la testimonianza di una giovane donna di 24 anni, Rehema, che ha assistito alla terribile scena di una donna incinta e di un bimbo ardere vivi. “Ho visto un soldato cospargere di benzina una donna in stato avanzato di gravidanza e subito dopo darla alle fiamme. Un altro soldato ha strappato un bambino dalle braccia di sua madre e l’ha scaraventato nel fuoco. Si chiamava Sahab e non aveva nemmeno un anno. Non potrò mai dimenticare le sue grida”.

Il Team di Breaknotizie