5 mila miliardi di lire in attesa di rientrare in Italia: è mistero sulla provenienza

5 mila miliardi di lire in attesa di rientrare in Italia: è mistero sulla provenienza

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È un vero e proprio giallo quello che riguarda i 5 mila miliardi di vecchie lire che si vorrebbero far rientrare in Italia: da dove arriva questo tesoro?

Il caso sta diventando famoso come “Il giallo dei 5 mila miliardi”: si tratta di un tesoro in vecchie lire che un avvocato, Luciano Faraon, sta cercando di far rientrare in Italia per poterli così cambiare. Allo stato attuale, infatti, questi soldi non valgono nulla e devono essere convertiti nella moneta unica per una somma corrispondente a 2 miliardi e mezzo di euro, una vera e propria montagna di soldi! Da dove provengono? Su questo aspetto regna il mistero più assoluto.

Le ipotesi al momento sono diverse, una meno trasparente dell’altra: potrebbe trattarsi di soldi messi insieme da evasori fiscali che li portavano in Svizzera per non pagare le tasse in Italia su quei proventi, oppure di denaro sporco proveniente dal mercato della droga o ancora il bottino di rapine fatto sparire all’estero. Ma come mai nessuno ha provveduto per tempo a cambiarli in euro? Il motivo è molto semplice: i possessori di tale denaro (20 in tutto) sono stati colti alla sprovvista dal governo Monti.

Attualmente lo Stato non ha intenzione di cambiare quei soldi poiché il termine massimo per convertire le lire in euro è scaduto a fine 2011, anticipato dall’esecutivo presieduto da Monti; la scadenza originaria era infatti prevista per fine febbraio 2012, cioè 10 anni dopo l’introduzione dell’euro e proprio un decennio è il tempo necessario per far cadere in prescrizione i reati fiscali. Anticipando la scadenza, il governo in carica ha impedito a coloro che avevano portato all’estero parte dei loro capitali di farli rientrare in maniera “legale”, rendendoli dunque carta straccia.

Lo si potrebbe definire karma negativo, se non fosse che la Corte costituzionale ha dichiarato la norma del governo Monti illegittima e a questo si appiglia l’avvocato Faraon per far rientrare in Italia i 5 mila miliardi di lire. Sul tesoretto però ha cominciato ad indagare anche l’Antimafia, poiché alcuni dei nomi di questi risparmiatori “disattenti” – fra cui compaiono petrolieri, liberi professionisti, imprenditori e anche un magistrato – non risultano del tutto trasparenti.

Lo stesso Faraon ha dovuto ammettere che si tratta di soldi illegali: “Diciamo che sono frutto dell’evasione fiscale, ma in un momento di crisi come questo non è il caso di rinunciare a dei capitali. Un condono sarebbe utile sia per lo Stato che per i possessori di questo denaro”. Gli evasori si sono dichiarati pronti a devolvere allo Stato il 3% della somma totale: basterà per convincere la Banca d’Italia a convertire il tesoro di vecchie lire in euro?

Il team di BreakNotizie

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